Incendio a Milano, nel capannone a fuoco scoperti tre giorni prima cumuli di rifiuti non autorizzati

Giovedì scorso c’era stato un sopralluogo dei tecnici del settore Ambiente di Città Metropolitana e della polizia locale nel capannone di via Chiasserini a Milano andato a fuoco domenica sera. All’interno erano stati trovati cumuli di rifiuti plastici e di altro tipo che non potevano essere stoccati nell’edificio. Tre giorni dopo, le fiamme. L’azienda, che dalla scorsa primavera aveva «preso in affitto» il ramo aziendale per lo smaltimento di rifiuti dalla Ipb srl titolare dei capannoni, non aveva infatti le autorizzazioni allo smaltimento.

La licenza era infatti stata richiesta dalla nuova azienda, la Ipb Italia, e l’iter era ancora in corso, anche se aveva già ottenuto un diniego preliminare visto che i titolari erano privi della fideiussione necessaria per coprire i rischi di eventuali danni ambientali, come stabilito dalle norme. Per questo all’interno dei capannoni andati a fuoco non potevano essere stoccati, smaltiti o movimentati rifiuti. Invece nel corso dell’ispezione di giovedì la struttura è stata trovata piena zeppa di materiale. La Procura di Milano, oltre che per incendio doloso, sta indagando anche con l’ipotesi di smaltimento illecito di rifiuti.

Le operazioni di spegnimento, a quanto riferito dai vigili del fuoco, dureranno a lungo, probabilmente per giorni. Intanto un secondo incendio si è sviluppato intorno alle 4.30 del mattino di lunedì a Novate Milanese in due capannoni adibiti a deposito di materie plastiche alla Ri.Eco. Anche in questo caso, il fumo è stato visibile a chilometri di distanza. Le operazioni di spegnimento da parte dei vigili del fuoco andranno avanti per tutta la giornata di lunedì. Anche nella ditta di Novate erano stati effettuati dei controlli la settimana scorsa.

15 ottobre 2018 | 15:38

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