Cinisello Balsamo, preso il killer con la penna-pistola: uccise una trans, poi tentò rapina al sushi bar

Per uccidere la trans ha usato una «penna-pistola», una piccola arma che fa pensare a un film di spionaggio. La vittima, Juan Cardenas Gutierrez, 43 anni, per tutti «Johanna», originaria del Perù, fu ammazzata nel suo appartamento di Cinisello Balsamo, nell’hinterland milanese, ai primi di febbraio 2018. Il presunto assassino, Giovanni Amato, 42 anni, dipendente Amsa, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, al termine delle indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Sesto San Giovanni, e coordinate dal sostituto procuratore Vincenzo Fiorillo. L’uomo, noto alla giustizia, si trovava già in carcere: il giorno dopo il delitto aveva tentato una rapina in un sushi bar a Segrate, ma i cuochi avevano reagito impugnando i coltelli e Amato e il complice, feriti, avevano dovuto arrendersi ai carabinieri di San Donato Milanese.

La morte della trans, inizialmente, era stata trattata come un fatto dovuto a cause naturali. Accertamenti più approfonditi, tuttavia, hanno rivelato un’altra storia. Il corpo di Johanna era stato trovato dal coinquilino, Luis Omar Munoz, alle prime ore del 4 febbraio nel monolocale al piano seminterrato di via Friuli 29, a Cinisello, nel quale la vittima viveva e dove, quando non si prostituiva in viale Fulvio Testi, riceveva i suoi clienti. L’autopsia aveva chiarito che a stroncare la vita della 43enne trans peruviana (naturalizzata argentina), arrivata in Italia un anno fa circa, era stato un colpo d’arma da fuoco. A chiamare i soccorsi, alle 5.30 del mattino, era stato dunque il connazionale e convivente della vittima. Rientrato a casa, aveva visto il corpo di Johanna riverso sul letto, parzialmente vestito. Il sangue, uscito abbondantemente dalla bocca, aveva impregnato il materasso e le lenzuola. La casa era in ordine. Secondo quanto riferito all’epoca del fatto non mancavano soldi, né altri oggetti di valore. Niente, a giudicare dalle condizioni del piccolo appartamento, faceva pensare ad una precedente colluttazione fra la trans e il suo assassino.

La svolta è arrivata all’istituto di medicina legale. È servita un’analisi approfondita, infatti, anche solo per trovare il foro di entrata del colpo, esploso da una pistola di minimo calibro (una penna-pistola appunto), e sul quale si era depositato del sangue raggrumato. Da quanto ricostruito, Johanna è stata colpita da breve distanza, mentre dava le spalle all’omicida.

Il giorno successivo all’omicidio, Amato è stato arrestato a Segrate, suo Comune di residenza, dopo una violenta rapina in un sushi bar. Era entrato in azione con un complice, ma aveva subito la violenta reazione dei ristoratori cinesi che, ben diversi dalla mite trans peruviana, avevano impugnato i coltelli e avevano affrontato i rapinatori, come immortalato dalle telecamere del locale. Amato, colpito alla schiena da tre coltellate, aveva reagito sparando un colpo all’indirizzo dell’orientale con una penna-pistola: la stessa che aveva usato la sera prima per uccidere Gutierrez, come i carabinieri hanno dimostrato grazie agli esami balistici. Proprio quella penna-pistola, insieme a impronte e tracce sulla scena del crimine, ha inchiodato Amato come l’assassino della trans.

16 ottobre 2018 | 09:37

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