San Siro, ristoranti e sale vip: ecco l’ultimo progetto per il restyling

Due edifici di altezza pari al primo anello di San Siro, collegati allo stadio da due passerelle e pronti ad accogliere tutti i servizi di un impianto moderno: ristorante, negozi, salette lounge. Anche l’ex ippodromo del Trotto, parzialmente vincolato, potrebbe far parte del complesso. L’idea di un Meazza ristrutturato insieme da Milan e Inter prende le mosse dai rendering sul tavolo dei nerazzurri. Un costo indicativo di 150 milioni che potrebbero lievitare o ridursi a seconda di come il progetto verrà sviluppato: investimento cospicuo, che i club si spartirebbero. A spingere per questa ipotesi sono il Comune e i nerazzurri ma l’ipotesi è sottoscritta (con riserva) anche dai rossoneri.

Venerdì una nota congiunta ha sancito il passo avanti: «Firmato un protocollo d’intesa: c’è la volontà di lavorare insieme ad uno stadio condiviso — si legge —. Valorizzare il Meazza è una delle ipotesi». L’altra, lasciata implicita, è costruire un impianto ex novo, insieme. Beppe Sala però tiene a precisare: «Si lavora insieme sullo stadio di San Siro (e non su nuovi impianti), fugato ogni dubbio che le due squadre vogliano andare su strade alternative». E continua: «Hanno bisogno da noi di chiarimenti tecnici. La prossima settimana si attiva il tavolo di lavoro, entro dicembre i club arriveranno a una soluzione». La formula giusta potrebbe essere «la cessione di diritto di superficie per 99 anni, con anche il coinvolgimento dell’ex Trotto».

Al di là dei comunicati, l’Inter pare avere davvero deciso, dopo anni d’incertezze. Il fronte Milan è meno compatto e sicuro, invece. L’accordo è stato sottoscritto dal presidente Paolo Scaroni che — forse non a caso ? — ha voluto anticipare l’arrivo del futuro ad Ivan Gazidis, atteso in ufficio il primo dicembre. La proprietà di cui il nuovo manager sarà espressione, il fondo Elliot, pare più propenso all’idea di un impianto nuovo, redditizio in prospettiva ma molto oneroso nell’immediato. Uno stadio da 60 mila posti può costare più di 350 milioni; l’area del desiderio sarebbe quella dello Scalo Farini, molto difficile (se non impossibile) da conquistare, e in subordine la Falk di Sesto. Resta però il problema dei fondi: il bilancio del Milan è in rosso per 126 milioni, appesantito anche dal rischio concreto di sanzioni della Uefa. Sul piano dello stadio di proprietà, un anno fa il club aveva precettato come advisor l’imprenditore Luca Parnasi, poi finito agli arresti nell’ambito dell’inchiesta sullo stadio dell’As Roma. Poi è subentrato l’hedge fund statunitense Elliot, supportato dalla holding lussemburghese Blue Sky riconducibile ai manager napoletani Salvatore Cerchione e Gianluca D’avanzo. Stadio a parte, i progetti in corso sono diversi. L’Inter a primavera traslocherà 200 dipendenti nella sede di viale della Liberazione, a Porta Nuova, e ha avviato il rimodernamento di Appiano Gentile mentre la ricerca di un terreno per il campus e gli allenamenti (era stata considerata piazza d’Armi) è per ora stata accantonata. Anche in casa rossonera sono in corso i lavori di restyling a Milanello.

10 novembre 2018 | 07:47

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