Il monito di Delpini ai politici: “Non inseguite il consenso”. E sui migranti: “Non siano il capro espiatorio”

“Si dovrà evitare di ridurci a cercare un capro espiatorio: talora il fenomeno delle migrazioni e la presenza di migranti, rifugiati, profughi invadono discorsi e fatti di cronaca, fino a dare l’impressione che siano l’unico problema urgente”. L’arcivescovo Mario Delpini non ama esporsi e fare polemiche, ma nel suo secondo ‘Discorso alla città’, intitolato “Autorizzati a pensare”, scritto in occasione della festa patronale, ha fatto capire chiaramente come si sente in questi giorni di allarme per il decreto sicurezza e l’espulsione dei richiedenti asilo dai centri d’accoglienza. In una basilica di Sant’Ambrogio come sempre affollatissima, davanti alle autorità cittadine, monsignor Delpini ha chiesto agli amministratori di agire “con responsabilità” senza inseguire il “consenso e dell’indice di gradimento”. E a Milano di fare tesoro di tante “esperienze di solidarietà già in atto” inaugurando una stagione di dialogo per pensare un futuro improntato alla fiducia. Ecco i punti salienti del discorso dell’arcivescovo.No alla ricerca del consenso facile solleticando le paure: “Nel dibattito pubblico, nel confronto tra le parti, nella campagna elettorale, il linguaggio tende a degenerare in espressioni aggressive, l’argomentazione si riduce a espressioni a effetto, le proposte si esprimono con slogan riduttivi piuttosto che con elaborazioni persuasive. Con un’eccessiva stimolazione dell’emotività dove si ingigantiscano paure, pregiudizi, ingenuità, reazioni passionali, non giovi al bene dei cittadini e non favorisca la partecipazione democratica.

La partecipazione democratica e la corresponsabilità per il bene comune: “Crescono, a me sembra, se si condividono pensieri e non solo emozioni, informazioni obiettive e non solo titoli a effetto, confronti su dati e programmi e non solo insulti e insinuazioni, desideri e non solo ricerca compulsiva di risposta ai bisogni”

No agli scontri ideologici e alla cultura del Vaffa: “Mi sembra che siano inscritti nell’animo della nostra gente una profonda diffidenza per ogni fanatismo, un naturale scetticismo per ogni proposta di ricette che promettono rapida e facile soluzione per problemi complicati e difficili. Mi sembra che sia connaturale con i tratti che ci caratterizzano una capacità di determinazione e di sacrificio. Ci è congeniale la coscienza che le spaccature che dividono sono ardue da ricomporre, che le offese che feriscono sono dure da guarire. La ragionevolezza che si può anche chiamare “buon senso” – espressione di un senso buono – l’intelligenza e la competenza che possono maturare in saggezza, una disposizione alla stima vicendevole”.

Il contributo della chiesa e della famiglia: “Personalmente invito coloro che hanno responsabilità nella società civile ad affrontare con coraggio le sfide, nella persuasione che questo territorio ha le risorse umane e materiali per vincerle. E nella mia responsabilità di vescovo di questa Chiesa confermo che le nostre comunità sono pronte, ci stanno, sono già all’opera. Io credo che sia onesto riconoscere che le problematiche nominate e anche altre connesse suggeriscono che la famiglia è la risorsa determinante”.

L’importanza di restare in Europa: “I cittadini d’Europa erano e sono persuasi che siano da preferire l’unione alla divisione, la collaborazione alla concorrenza, la pace alla guerra. Siamo impegnati e motivati per una partecipazione costruttiva alle vicende europee: vogliamo dare volto all’Unione Europea dei popoli e dei valori, che pensi i suoi valori e le sue attese nella concretezza storica del tempo presente e di quello a venire, e che non si occupi di beghe e di interessi contrapposti”.

La Costituzione: “La carta costituzionale, in quella prima parte dove formula princìpi e valori fondamentali, non può essere ridotta a un documento da commemorare, né a un evento tanto ideale quanto irripetibile, ma deve continuare a svolgere il compito di riconoscere e garantire “i diritti inviolabili dell’uomo”. SI potrebbe aprire i consiglio comunale commentando un articolo alla volta.

Gli amministratori locali: “Sono chiamati a un esercizio di realismo e quindi anche a essere vigili sul rischio di lasciarsi condizionare da gruppi di pressione che promuovono ideologie o punti di vista troppo parziali. Talora la risonanza mediatica di una decisione o di una proposta diventa tentazione che induce ad accondiscendere alle insistenze per un interesse particolare il cui contributo al bene comune è discutibile”.

Le accademie: “La nostra città, in cui università e istituzioni culturali sono così significative e apprezzate, è chiamata a produrre e a proporre un pensiero politico, sociale, economico, culturale che superando gli ambiti troppo isolati delle singole discipline possa aiutare a leggere il presente e a immaginare il futuro”.


social experiment by Livio Acerbo #greengroundit #repubblicait http://milano.repubblica.it/cronaca/2018/12/06/news/sant_ambrogio_milano_arcivescovo_delpini_immigrati-213572769/?rss

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.