Lele Mora derubato nel campo rom «Mi hanno rapinato perché ingenuo Ora sto lavorando per la tv albanese»

Signor Mora, ma come le è venuto in mente di andare in un campo rom con 40 mila euro in tasca per acquistare una partita di champagne?
Lele Mora, l’ex talent scout ed ex manager di divi dello spettacolo, condannato per bancarotta e per il caso Ruby, a maggio scorso è stato rapinato in quel campo alla periferia sudovest di Milano dove era entrato in compagnia di un pregiudicato. Per questa storia sono state arrestate tre persone, tra le quali il finanziatore dell’acquisto, Michele Cilla, che è stato uomo vicino al clan Fidanzati di Cosa nostra (Mora dice di non sapere fosse pregiudicato), che lo avrebbe minacciato pesantemente costringendolo a rimborsargli 20 mila euro che Mora si è dovuto far prestare dal figlio. La vicenda è stata scoperta casualmente dalla polizia che stava indagando su un’altra vicenda. Lui non ci pensa un attimo:
«Sono stato un ingenuo».

Perché non ha denunciato quello che le era accaduto?
«Perché, come si vede dal risalto che sta avendo questa storia, se faccio un goccio di pipì fuori dal water è come se avessi allagato l’Italia. Avevo paura che il fatto mi si ritorcesse contro».
Ma lei era la vittima.
«È vero, ma preferisco non dire nulla perché ci sono indagini in corso. Io ho detto la verità. Sono andato lì convinto di incontrare un grossista di champagne, invece mi sono trovato in un campo rom dove mi hanno rapinato. Ho preferito dare i soldi che rischiare qualche colpo di pistola».
Ha avuto paura?
«Un grande spavento, ho tremato per una settimana intera. Ho rivissuto la rapina che avevo subito nel ‘98, quando in due mi hanno aspettato in casa e appena sono entrato mi hanno puntato una pistola contro. Hanno preso i soldi e i ricordi di famiglia. Momenti drammatici».
Credeva davvero di fare un affare?
«A volte si presentano delle occasioni dovute a persone che comprano stock di merce a prezzi bassissimi e poi la rivendono. Pensavo si trattasse di questo, che avrei potuto fare un po’ di soldini. Sono stato un ingenuo».
Ha scontato le pene da tempo ormai. Ora cosa fa?
«Sono sereno e felice in questo periodo. Faccio ciò che mi piace fare. Lavoro nel mondo della tv».
In quale tv?
«Non in Italia, lavoro per Top Channel in Albania».
Cos’è?
«È una tv che copre l’intera Albania, la prima privata. Invece di comprare i format, ha comprato Lele Mora che da 40 anni fa tv e ha inventato grandi programmi di successo».
Un ritorno al passato?
«Mi sembra di essere tornato negli anni 80. Ma non faccio solo quello».
Cos’altro?
«In Italia, niente. Qui non posso lavorare, se si esclude un impegno di una volta alla settimana con mio figlio per il quale percepisco un piccolo stipendio».
Perché non può lavorare?
«Per la condanna per bancarotta e i fallimenti. Nonostante tutto quello che ho pagato…»
In Albania può lavorare?
«Sì, perché è fuori dal-
l’Unione Europea».
E cosa fa per Top Channel?
«Creo programmi. Per la verità ho cominciato il primo gennaio. Sto progettando. Rifarò cose che hanno avuto successo. Programmi di intrattenimento e giornalistici».
Tipo?
« Buona domenica , Verissimo , C’è posta per te , Mattino cinque , ma diversi».
Non le manca l’Italia, lavorativamente?
«No (non sembra sincero, ndr ). In Albania si vive bene, si spende poco e sono trattato come un signore».
Altre cose?
«Pubbliche relazioni in Bulgaria nel lancio del marchio di una banca».
Quale banca?
«Non posso dirlo».
Niente più?
«Lavorerò a Plovdiv, la seconda città della Bulgaria che quest’anno sarà con Matera capitale europea della Cultura. Farò arrivare nomi internazionali dello spettacolo».
Si sente vittima di un’ingiustizia in Italia?
«Ho pagato a caro prezzo quello che non avevo fatto. Ho accettato le pene che mi sono state inflitte. Forse non mi ha aiutato l’essere stato troppo amico di Silvio Berlusconi, che tra l’altro non mi ha più nemmeno risposto al telefono».
Ce l’ha con qualcuno?
«No, non porto rancore».
Si è reso conto di aver sbagliato?
«Ho ritenuto di sì e ho accettato essere ritenuto responsabile. Credo sempre nella magistratura che mi ha anche prosciolto, come nel caso di Vallettopoli di Potenza, dove sono stato completamente scagionato. Non mi sento colpevole del caso Ruby, perché lì non c’è stata prostituzione».
Dove si trova adesso?
«Sono in Puglia, a Barletta, faccio il consulente per alcuni imprenditori che producono scarpe in Albania. Prima ero stato in Tunisia per lo stesso motivo. Sono anche andato ad Hammamet per rendere omaggio alla tomba di Bettino Craxi di cui in questi giorni ( domani, ndr ) ricorre l’anniversario della morte».

18 gennaio 2019 | 07:45

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