Milano, le nozze di Maddalena e Italo dopo 54 anni di convivenza

«Adesso?». A Maddalena la domanda è venuta spontanea. Perché dopo 54 anni di convivenza, la proposta di matrimonio le era sembrata un po’ tardiva. «Era prima di Natale e non ci potevo credere. Ma dico io: non l’abbiamo fatto quando eravamo giovani e potevamo mettere su una famiglia, perché ora?». E invece Italo non ha voluto sentire ragioni. «Dobbiamo sposarci subito! Vai in Comune per le pubblicazioni».La festa alla residenza Anni Azzurri Sant’AmbrogioLa festa alla residenza Anni Azzurri Sant’Ambrogio

Maddalena Castelli, 85 anni, e Italo Talluto, 82, sono diventati marito e moglie martedì mattina alle 11, al secondo piano della residenza Anni Azzurri Sant’Ambrogio di Milano, dove vive lo sposo dalla fine di ottobre, quando il Parkinson gli ha tolto l’autonomia delle gambe e per la neosposa era diventato troppo difficile prendersi cura di lui. A celebrare il rito civile è stato l’assessore al bilancio e demanio del Comune di Milano, Roberto Tasca, davanti a tre testimoni, agli amici di famiglia, alla direttrice della struttura, Paola Gallo, ai medici, agli operatori e agli altri ospiti della residenza, ai quali è spettato uno strappo alla dieta, con il buffet di pasticcini e salatini e una fetta di torta con fragole e panna.

«Ci siamo conosciuti 56 anni fa. Io ero appena arrivata a Milano per un colloquio con la Olivetti, lui ne usciva per andare a lavorare in un’altra azienda», racconta Maddalena dal salotto della sua casa, dove è ritornata dopo la festa. «Con Italo abbiamo vissuto uniti oltre mezzo secolo, fatto di momenti belli e meno belli, come succede a tutti: rivivrei ogni giorno». I weekend in barca, sul lago Maggiore, prima, e sul lago di Garda, dopo. Le settimane bianche a Natale, quelle a Lerici anche d’inverno. Le vacanze in tenda, con la compagnia di diciotto amici. I viaggi. E la perenne allergia di Italo ai legami. «Siamo sempre stati insieme, eh, ma non voleva sentir parlare di nozze e famiglia».

Di lui, Maddalena ha sempre amato la curiosità, la capacità di intendersi di tutto, non solo di economia, la sua materia. «Abbiamo entrambi i nostri difetti, ognuno il suo carattere, ma ci siamo sempre sopportati a vicenda».

Il Parkinson è arrivato come un ladro diciotto anni fa. «Per i primi cinque-sei anni non si vedeva niente, Italo usciva senza il bastone. Poi la malattia ha cominciato ad accelerare». Il crollo c’è stato l’ultima settimana di ottobre. «È caduto in casa, abbiamo dovuto chiamare quattro volte la Croce Rossa per portarlo al Niguarda. Era già in sedia a rotelle, ma almeno si muoveva in autonomia, andava in bagno da solo, veniva in cucina. È come se avesse perso definitivamente l’equilibro: non avrei potuto più tenerlo con me, neppure con le badanti».

Quando si è liberato un posto nella residenza Anni Azzurri Sant’Ambrogio, Italo si è trasferito lì. Maddalena lo va a trovare tutti i giorni, di mattina. «Chiacchieriamo, parliamo delle persone che conosciamo. Lui non dice niente, ma io so che vorrebbe tornare a casa. Però come faccio?». Le sue visite quotidiane sono state interrotte solo nell’ultima settimana. «Avevo preso una forma di influenza e avevo paura di contagiarlo: non volevo rischiare che il matrimonio saltasse!».

22 gennaio 2019 | 21:03

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