La mostra del Municipio 6 e il giallo dei manifesti abusivi sui Navigli

La mano è ancora misteriosa. Ma la caccia è appena iniziata. Perché ai responsabili del Municipio 6 che ha offerto gli spazi e contribuito all’organizzazione della mostra, l’improvviso bombardamento a tappeto sui muri dei Navigli e del Ticinese ha creato più di un mal di pancia. Il motivo? Mercoledì pomeriggio sui muri di edifici privati e pubblici sono comparsi manifesti in formato A4 che pubblicizzano la mostra «Artivismo» con le opere dell’artista attivista Cristina Donati Meyer. Affissioni a tappeto, con carta incollata direttamente sui palazzi e tra le vetrine, che ha fatto sobbalzare i residenti soprattutto alla vista del logo ben visibile tra gli organizzatori del Municipio 6. Così, nel quartiere dove al primo posto tra le esasperazioni denunciate dai cittadini c’è proprio il degrado dovuto al caos della movida, improvvisamente è comparso un bombardamento completamente abusivo con tanto di firma del Municipio.

Naturale che il pensiero sia andato subito agli organizzatori «istituzionali» della rassegna che fino al 7 febbraio sarà ospitata negli spazi dell’ex Fornace di via Alzaia Naviglio Pavese. Il presidente di zona 6, Santo Minniti, però respinge le accuse, e conferma che non sono state autorizzate affissioni «a tappeto» sui muri della città, a maggior ragione che è la stessa legge ad impedirlo se non all’interno degli spazi riservati alla comunicazione istituzionale. «Stiamo cercando di capire come sia stato possibile. Noi abbiamo stampato e distribuito parte dei volantini nelle sedi “istituzionali”, ossia nei locali che ospitano uffici e servizi per i cittadini di Zona 6. Una parte di questi manifesti è stata invece destinata come previsti agli organizzatori, ma mai è stato autorizzato ciò che la legge avrebbe comunque vietato. Si tratta di una grave violazione, faremo di tutto per scoprire chi è stato e nel caso siamo pronti anche a rivedere la nostra disponibilità al sostegno della manifestazione». Gli organizzatori, attraverso Stefano Apuzzo — che è ex parlamentare e oggi assessore al Comune di Rozzano — hanno spiegato di non aver avuto alcun ruolo e che, anzi, una simile azione danneggia sia la mostra sia l’immagine dell’artista. Di loro iniziativa sono stati affissi solo due cartelloni uno sul ponte del Naviglio e l’altro sui new jersey antiterrorismo, ma si tratta di installazioni reversibili. «Già stasera — spiega Apuzzo — faremo un giro nella zona per cercare di rimuovere i manifesti, chi ha fatto tutto questo non ha avuto alcun rapporto con noi».

E allora chi è la mano misteriosa? Per ora ancora non si sa. La tecnica usata somiglia molto a quella tipica dei centri sociali, usata ad esempio per pubblicizzare iniziative o per appendere slogan durante i cortei. Ma qui finiscono le analogie. Anche perché i volantini sono quelli autorizzati dal Municipio 6. Certo, la mostra e l’artista Cristina Donati Meyer è basata sull’arte come provocazione, celebri del resto sono le sue opere pubbliche sul ministro Salvini spuntate un po’ ovunque a Milano. Ma qui, insieme alla provocazione, si rischia una multa. Che potrebbe essere davvero salata.

30 gennaio 2019 | 21:09

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