Berlinale 2019: un inizio sottotono

Il 17 febbraio si concluderà la Berlinale 2019, sessantanovesima edizione, diciottesima e ultima sotto la direzione di Dieter Kosslick.

Questi, in carica dalla primavera del 2001 e responsabile di svariati momenti memorabili negli ultimi due decenni di vita del festival tedesco (sotto la sua egida hanno trionfato all’interno del Berlinale Palast cineasti come Fatih Akin e i fratelli Taviani), non ha però voluto trattare l’edizione 2019 come fosse un addio. Per lui è un’annata come le altre. Il che, a giudicare dai primi due giorni di festival, significa quasi due settimane di materiale interessante sepolto in mezzo a tanti prodotti anonimi.

Il concorso lavora con lentezza

Non che The Kindness of Strangers, nuovo lungometraggio della regista danese Lone Scherfig, sia una scelta sbagliata come proiezione inaugurale, soprattutto per il fattore red carpet (erano presenti Zoe Kazan, Tahar Rahim e Bill Nighy). Ma quando un film talmente innocuo e dispersivo viene selezionato anche per dare il via al concorso ufficiale, non è un segnale incoraggiante. Impressione confermata dal secondo film in lizza per l’Orso d’Oro, il tedesco System Crasher che, a dirla tutta, sembra quasi uno scarto della sezione Generation (film per il pubblico giovane): una premessa intrigante e un’interpretazione forte sacrificate in nome della filosofia spicciola e di qualche buco di logica difficile da ignorare. 

Berlinale 2019, si attendono i pezzi pregiati

Per fortuna c’è François Ozon, il francese dalla filmografia altalenante che in questo caso tiene a bada i suoi istinti più eccessivi per raccontare una dolorosa storia vera con By the Grace of God, basato su uno scandalo di pedofilia all’interno del clero che ha sconvolto la città di Lione a partire dal 2014 (i titoli di coda ci ricordano che ciò che vediamo è solo un preambolo). Intrigante anche il mistero proveniente dalla Mongolia, quell’Öndög che parte da un omicidio per raccontare in modo ellittico e simbolico la vita in un ambiente non sempre accomodante. E la spiegazione del titolo è una gag da antologia. Insomma, un’evoluzione della principale sezione competitiva che si annuncia promettente, in attesa di altri pezzi grossi come il già citato Akin, che torna a Berlino con un horror, il norvegese Hans Petter Moland (accompagnato, come sempre, dal suo attore-feticcio Stellan Skarsgård) e l’italiano Claudio Giovannesi, che porterà sullo schermo il libro La paranza dei bambini di Roberto Saviano.

Berlinale 2019, le chicche dei primi giorni

Altrove si celebra anche il passato della Settima Arte: la sezione Panorama, che festeggia il suo quarantesimo anniversario, propone un programma speciale con diverse chicche da (ri)scoprire, mentre Berlinale Classics, il programma dedicato ai restauri, ha aperto le danze omaggiando l’anno più bello del cinema americano, il 1939, con una copia nuova di zecca di Partita d’azzardo, il primo western interpretato da James Stewart. Alcool, sparatorie e Marlene Dietrich che canta con fare malizioso.

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