Vaccini, l’uscita di Salvini incrina l’asse Lega-Fi al Pirellone. Gallera: “Proposta di retroguardia”

Una critica aperta e frontale, che descrive quella di un decreto d’urgenza “rivia-vaccini” di Matteo Salvini, una “proposta di legge di retroguardia”. Arriva dal Pirellone dove l’assessore di Forza Italia al Welfare, Giulio Gallera – uno degli esponenti di punta dell’esecutivo del governatore leghista Attilio Fontana – contesta duramente l’uscita del ministro dell’Interno su scuola e salute. “In Lombardia abbiamo raggiunto risultati straordinari superando la soglia del 95% dei bambini vaccinati con l’esavalente, garantendo una reale immunità di gregge (avviene quando il numero di individui vaccinati è talmente alto, che i contagi sono scongiurati, ndr). Un decreto legge specifico per mantenere nelle scuole dell’infanzia i bambini non vaccinati sarebbe un autogol preoccupante in tema di immunità e di educazione alla prevenzione e un passo indietro per la salute dei nostri figli”.

Dopo il caso dei franchi tiratori che una settimana fa hanno beffato la maggioranza sul clima, ecco quindi un nuovo motivo di attrito affacciarsi all’interno del centrodestra di governo in Regione, alle prese con i maldipancia e i distinguo rispetto all’allenza gialloverde a Roma. “Abbiamo conseguito traguardi importanti – continua Gallera, che nella giunta regionale è anche capodelegazione di Forza Italia – grazie al combinato disposto della legge in vigore sull’obbligo scolastico, a una campagna capillare di informazione sul ruolo strategico delle vaccinazioni che la Lombardia ha messo in atto insieme all’accompagnamento personalizzato delle famiglie in questo percorso. Non servono proposte di legge di retroguardia – ecco l’affondo – perché esistono ambulatori specifici per approfondire i timori e i dubbi delle famiglie e, soprattutto, c’è la possibilità di non vaccinare il bambino attraverso un semplice certificato rilasciato dal pediatra, nel momento in cui il quadro clinico del giovane assistito renda pericolosa la somministrazione”.

In effetti i numeri delle coperture vaccinali dei bambini fino a sei anni a fine 2018 raccontano di una Lombardia nella quale i no vax per ora possono dirsi sconfitti. Visto che non solo è stata superata la fatidica soglia del 95 per cento di copertura per l’esavalente (il vaccino contro poliomelite, difterite, tetano, Haemophilus di tipo B, pertosse, epatite B). Ma sono saliti anche i dati relativi a tutta la profilassi: la prima dose del vaccino Mpr (contro morbillo, parotite e pertosse), che si fa tra i 12 e i 15 mesi di vita, è stata infatti somministrata al 94,9% dei bambini, un punto percentuale in più rispetto al 2017. La seconda dose di Mpr (che si fa tra i cinque e i sei anni di vita del bambino) al 91,9% dei piccoli under 6: a fine 2017, la percentuale era al 90,8 per cento. E ancora: le iniezioni con il vaccino che previene la meningite causata dal meningococco di tipo C sono state fatte al 92,4 per cento dei bimbi sotto i tre anni di vita. Anche in questo caso, allora, è stato registrato un aumento della copertura vaccinale, seppur più contenuto rispetto al vaccino contro il morbillo: l’incremento è infatti dello 0,2 rispetto al 2017. Bene anche le vaccinazioni “consigliate” (sono quelle gratis, ma non obbligatorie, come il vaccino contro il meningococco B offerto ai bambini nati da gennaio 2017 in poi).

L’incremento registrato a livello regionale, del resto, si specchia in quello notato già a MIlano città: secondo i dati elaborati nelle scorse settimane dall’Asst Fatebenefratelli-Sacco, dalla quale dipendono i centri vaccinali milanesi, a Milano a fine 2018 per l’esavalente è stato raggiunto il livello di copertura del 94,7 per cento per i bimbi sotto i due anni, contro il 92 di fine 2017. E il 93,7 per cento di copertura per quanto riguarda la prima dose di vaccino Mpr, con un incremento di quasi quattro punti rispetto all’anno precedente.


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