I ragazzi-eroi dell’autobus dirottato: «Anche Adam merita la cittadinanza»

Lancia l’assist Ramy: «Cittadinanza italiana per me? Grazie, ma allora anche a mio fratello e a tutti i miei amici che crescono in Italia». Raccoglie la palla Adam: «Il governo dovrebbe darla anche a me. E agli altri compagni di classe che stavano con noi sul bus. Frequentiamo la scuola qui, la cittadinanza dovrebbe essere un diritto non un premio o un regalo».

Fanno il gioco di squadra i due amici di seconda media che hanno contribuito a scongiurare la sfiorata strage del bus dirottato alle porte di Milano e incendiato dall’autista. Ramy e Adam: il primo, origini egiziane, ha nascosto il cellulare all’aguzzino che li requisiva e con quello ha potuto avvertire i carabinieri (il Viminale sta valutando i documenti pronto a concedere la cittadinanza per merito). Ora si fa avanti il secondo. Col telefono di Ramy, Adam ha fornito alle forze dell’ordine l’esatta posizione del bus. Radici a Fez, anche Adam — come Ramy — è nato in Italia da genitori che ci vivono da tantissimo tempo. Ti senti più italiano o più marocchino? La risposta viene naturale: «Mi sento ragazzo, siamo tutti uguali». Ma tu sei italiano? «Se vivo qui è perché lo sono». Cosa ti piace di questo Paese? «La gente, il comportamento, tutto».

Sua madre Hasnaa venerdì aveva avanzato la richiesta — così come due giorni fa aveva fatto per suo figlio il papà di Ramy: «L’Italia è il Paese di questi ragazzini a prescindere dal fatto che abbiano avuto coraggio. Sarebbe bello dare la cittadinanza anche a lui». Il padre di Adam, Khalid, è arrivato in Europa nel ’99 nascosto su un furgone (così come il papà di Ramy era approdato nel ’96 su un barcone «disperato», per usare le sue parole).

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Aveva 19 anni, cercava un futuro. «All’inizio ero un clandestino in Francia, non c’era lavoro, così mi sono spostato a Crema. Nel 2002 ho ottenuto il permesso di soggiorno — racconta —. Ho fatto l’apprendista stuccatore e ho trovato impiego in una ditta che poi ha dovuto licenziare me e altri per la crisi. Ci hanno venduto all’asta la casa comprata con tanti sacrifici, ci siamo spostati in un bilocale popolare molto umido. Da qualche tempo ho solo lavori saltuari. La vita non è facile ma stiamo insieme e l’Italia ci accoglie quindi siamo sereni», dice. La moglie si era separata dal primo marito quando l’ha conosciuta qui in Italia, nel 2003: «In Marocco non usa che le donne divorzino, tantomeno che si sposino già incinte. Ma lei, che oggi è mia moglie, ha fatto entrambe le cose, in nome di un superiore diritto sentimentale. Noi ci amavamo e ci amiamo. È una donna coraggiosa». Ora che lui è in difficoltà coi guadagni la aiuta nei lavori (è addetta alle pulizie) e con i bambini. «Famiglia italianissima modestamente bella», scherza quel papà.

All’appello di Ramy e Adam per il diritto allo «ius soli temperato» si accodano altri studenti da tutta l’Italia. All’istituto Oriani Mazzini di Milano hanno deciso di fare una festa per gli alunni che hanno appena ottenuto l’agognata cittadinanza: «Riceveranno in regalo la Costituzione», dice il preside Marco Fassino. Significative le parole di una di loro, Mame Diara Dieng dal Senegal: «È un paradosso, ora a casa io ce l’ho, i fratelli no… ».

22 marzo 2019 | 22:03

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