Cadavere carbonizzato a Milano: fermati due «colombiani»

È stato prima accoltellato alla gola e al petto, poi fatto a pezzi con un’accetta l’uomo che sabato sera è stato ritrovato carbonizzato tra le palazzine popolari di via Cascina dei Prati, alla Bovisasca. «Per futili motivi e ruggini precedenti ancora da chiarire». È stato il pm Paolo Storari a ricostruire il delitto, dopo l’arresto di due uomini, entrambi colombiani, di 32 anni e 21: il più anziano è accusato di omicidio, è stato bloccato mentre girovagava nel quartiere. L’altro, il 21enne, è accusato di occultamento, vilipendo e soppressione di cadavere ed è stato fermato mentre cercava di lasciare l’Italia, era a Malpensa e aveva in tasca un biglietto aereo per Madrid. Aveva già passato i controlli quando gli agenti di polizia lo hanno preso.

La festa, la lite, poi la furia

La furia omicida si è scatenata, sabato sera, dopo una festa in una villetta di via Carlo Carrà, vicino al gabbiotto dei rifiuti di via Cascina dei Prati in cui è stato ritrovato il cadavere. Una festa a cui hanno partecipato poche persone e dopo la quale è scoppiata una lite, secondo gli investigatori, «per motivi futili e risalenti alla loro vita in Colombia», ha spiegato il pm Storari. I due finiti in manette, dopo averlo fatto a pezzi, hanno sistemato il corpo in un trolley e su un carrellino l’hanno portato vicino al gabbiotto dei rifiuti. Il carrellino è stato trovato dagli investigatori vicino alla villetta luogo dell’omicidio: era sporco di sangue; e anche l’accetta è stata trovata sul posto. Alcuni dei presenti avrebbero assistito all’efferata scena: grazie alle loro testimonianze è stato possibile risalire all’autore dell’assassinio in meno di 24 ore. Fondamentale anche la testimonianza raccolta la notte stessa di un vicino di casa che avrebbe sentito le urla e poi visto delle persone pulire al di fuori della villetta

La vittima

Le prime analisi eseguite sui resti ritrovati sabato sera hanno confermato che la vittima è un uomo, forse colombiano come i due uomini fermati dalla polizia per il delitto. Gli investigatori non sono ancora risaliti all’identità dell’uomo perché nei database non sono state trovate impronte digitali corrispondenti a quelle rilevate sul luogo in cui è stato scoperto il corpo carbonizzato. Evidentemente la vittima non era mai stata «fotosegnalata».

Le fiamme e la scoperta

Ore 22.14 di sabato. Un abitante del sesto piano di via Cascina dei Prati chiama i vigili del fuoco per segnalare che il piccolo «locale spazzatura» condominiale è in fiamme. Un gabbiotto grande poco più di cinque metri per due, coperto da una tettoia, delimitato da una recinzione di metallo e affacciato direttamente sulla strada. Una discarica dove il portinaio del palazzo accumula i sacchi della spazzatura in attesa che vengano ritirati, ma che da sempre ha fatto da calamita per i rifiuti di tutto il quartiere. È un luogo visibile, circondato dai palazzi e posizionato davanti alle panchine del parco intitolato all’attore Walter Chiari. C’è chi ha raccontato alla polizia d’aver visto delle persone appiccare il fuoco e allontanarsi in fretta mentre arrivavano i pompieri, anche se gli investigatori sono molto cauti su queste testimonianze. Quello che si sa è che, dopo aver spento le fiamme appiccate forse con della benzina (trovata una tanica da 5 litri di «Amuchina», usata probabilmente per versare il liquido infiammabile), i pompieri hanno scoperto i resti della vittima in un angolo del deposito: il tronco, con le gambe tagliate poco sotto al ginocchio, i piedi, la testa e le braccia lì accanto.

1 aprile 2019 | 15:49

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