Cadavere carbonizzato a Milano, il gip: «I due complici devono restare in carcere». Il terzo estradato dalla Francia

Il giovane colombiano, ucciso a coltellate e il cui cadavere mutilato e carbonizzato è stato trovato sabato scorso nel quartiere Bovisasca a Milano, sarebbe stato ammazzato «per punirlo del fatto che si era messo in contatto con Tony», un altro colombiano, «per aiutarlo» a non farsi trovare da chi lo stava cercando, ossia gli altri partecipanti alla festa nella casa di via Carlo Carrà. Lo si legge nell’ordinanza del gip Manuela Scudieri a carico di due dei tre fermati nell’inchiesta del pm Paolo Storari. Dall’ordinanza emerge che la testimone principale dell’indagine è stata la compagna del padrone di casa, il 38enne William Gomez Arango, finito in carcere per aver aiutato gli altri due colombiani a tagliare il corpo. Secondo il gip, le dichiarazioni della donna, che ha raccontato di vivere nella casa da lei occupata, sono «attendibili». La grigliata, ha spiegato la donna, era per il compleanno del suo compagno. E ha raccontato dettagli terribili, come di aver visto «Cristian», la vittima, «semi seduto su dei sacchi di plastica, con la gola tagliata».

La lite al telefono

La teste, come riassume il giudice, ha spiegato che nel corso della festa (a cui hanno preso parte cinque persone) è scoppiata una lite al telefono tra due dei giovani ospiti, «Pericles», ossia Jhonathan Hernandez Vega, 21 anni, in carcere per l’omicidio, «e Mateo», ossia Dilan Mateus Carddenas, 20 anni, fermato in Francia (il 10 aprile sarà estradato) e un certo «Tony». Costui, a sentire il racconto degli arrestati, aveva tentato di uccidere «Pericles» in Argentina. A quel punto la donna e il suo compagno 38enne sono usciti per andare a cercare Tony: volevano portarlo a casa per un «chiarimento». Mentre la donna e il compagno erano in giro a cercare Tony, nella casa si è scatenato l’inferno. «Pericles» e «Mateo» si sono scagliati su Cristian, il loro coetaneo invitato alla grigliata, convinti che avesse mandato di nascosto un sms a Tony per avvisarlo, in modo che non si facesse trovare.

Il cadavere smembrato

Tornati a casa, Gomez e la compagna hanno visto dentro un «capanno» nel cortile «Pericles» e «Mateo» vicino al corpo di Cristian, con la gola tagliata ed il petto sanguinante. La donna ricorda «Mateo» con «un coltello da cucina in mano». Gomez «aveva poi aiutato gli altri due a smembrare il cadavere, a riporlo in una valigia per poi condurlo nel luogo dove è stato trovato e dargli fuoco». Gli investigatori, perlustrando la zona, avevano infatti trovato «schizzi di sangue» nel capanno.

Il verbale dell’orrore

Agli agenti la donna in stato confusionale aveva detto tra le lacrime: «Portatemi via di qui, vi dirò tutto, quello che ho visto stanotte è stato terribile». Da lì il verbale dell’orrore: «Ho chiesto dove fosse Cristian, uno dei due mi ha detto `è lì´ e mi ha indicato un carrello del supermercato con all’interno una valigia». Nell’interrogatorio «Pericles» ha riferito che la vittima aveva il suo stesso cognome, cioè Hernandez, ha provato a scaricare tutte le responsabilità su Gomez, tra l’altro suo parente, e ha raccontato che «questo Tony è una persona che voleva uccidermi già quando ero in Argentina».

Convalidati i fermi

Intanto il gip Manuela Scudieri ha convalidato i fermi dei due arrestati e ha disposto la custodia cautelare, come richiesto dal pm Paolo Storari, titolare dell’indagine condotta dalla Squadra mobile. Il 21enne è accusato di omicidio aggravato dalla crudeltà, il 38enne di soppressione e vilipendio di cadavere. Il terzo colombiano, anche lui 21enne, fermato martedì in Francia, vicino a Parigi, dovrà essere estradato in Italia. Il pm nella richiesta di custodia in carcere per i primi due fermati, accolta dal giudice, ha evidenziato per i due i pericoli di reiterazione del reato, fuga e inquinamento probatorio.

3 aprile 2019 | 12:38

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