Fuorisalone, niente premi né mappe: una Settimana senza Oscar

Per la Settimana più importante della città, la sfida è sempre stata quella di far dialogare le sue anime. Quella industriale del Salone del mobile, con le imprese, gli addetti ai lavori e i visitatori calamitati da tutto il mondo e quella spontanea del Fuorisalone. In mezzo, a cercar di fare da ponte nell’interesse comune della Città del design, Palazzo Marino e la Triennale. Senza considerare le iniziative più o meno opportune che proliferano a margine del design, tra movida, arte, food e vetrine pronte a sfruttare ogni occasione per essere parte del business, il cui sviluppo va monitorato per evitare l’«eccesso di successo» (e di offerta), segnalato anche dalle autorità comunali. Quest’anno, la già difficile interlocuzione, se possibile ha fatto un passo indietro. Emblematica è la rinuncia a due «simboli fondativi» tanto suggeriti dai guru del marketing e dell’immagine celata dietro alla parola brand. La mappa degli eventi e un premio unici, che includano tutto l’universo della Design week, dal miglior stand in fiera alla migliore installazione realizzata in città.

Ma forse per ridare lustro a un’iniziativa il cui valore simbolico è davvero necessario ripartire da zero. Un percorso accelerato nel corso dell’ultimo triennio. Nel 2017, infatti, gli Award del solo Fuorisalone furono infatti ospitati dalla Triennale alla presenza del sindaco Beppe Sala. Sembrava il prologo a un coinvolgimento più ampio, invece no. L’anno scorso si tornò indietro a un premio organizzato sempre e soltanto dai distretti (con Elita e Fuorisalone.it) con giuria ma senza cerimonie né riconoscimenti istituzionali. Quest’anno, infine, prevista soltanto l’incoronazione con i voti online. «Troppo difficile trovare la quadra tra i diversi interessi in gioco» spiegano gli organizzatori, ben coscienti di come «sia necessario un attore autorevole e super partes» per dare credibilità a un premio «che non dovrebbe riguardare solo la città ma anche il Salone». Anche perché la Fiera del mobile ha il suo premio e, come spiegato più volte dal suo presidente Claudio Luti, realtà come Salone e Fuorisalone vanno tenute separate. «Un peccato» per chi, per esempio la madrina del Superstudio, Gisella Borioli, aveva sempre sostenuto l’importanza di un’iconica «notte degli Oscar». Stesso discorso per la mappa, anche quest’anno frammentata tra i distretti (Brera, 5Vie, Centrale, ecc.) e talvolta anche al loro interno (Tortona, da sempre realtà composita, si presenterà priva di un’unica agenda di eventi).

Ecco però che i riflettori già si accendono sul 2020. Grazie alla proposta di Stefano Boeri, il presidente della Triennale, impegnato a riportare il museo del design al centro del villaggio: «Un Oscar per il design sarebbe la soluzione ideale per premiare a Milano il meglio del mondo, considerando prodotti, progettisti, allestimenti e imprese, sia al Salone che al Fuorisalone». Entusiasmo condiviso anche dall’assessore Cristina Tajani : «Come Comune eravamo in imbarazzo a svolgere un ruolo da arbitro» spiega riconoscendo il «valore scientifico» del ruolo della Triennale e immaginando già la futura «triangolazione». Dal canto suo il Comune ricorda l’integrazione cresciuta negli ultimi anni (al netto di qualche residuo burocratico), e confermata dalle zone. Tanto che si è riusciti anche a uscire dall’impasse legata ai lasciti del design: quattro panchine in legno abbelliranno i jersey di sicurezza in piazza 25 Aprile. Domani intanto parte la fiera ma per i milanesi — senza mappe né Oscar — il Design è già arrivato, tra sacchi di juta in Porta Venezia, futuristiche installazioni in via San Marco e discussi restyling (come quello in Porta Genova).

8 aprile 2019 | 07:10

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