Processo per la Piastra Expo, Sala in tribunale: “Spero di essere assolto, non ero consapevole dei verbali retrodatati”

“Lei crede che verrà assolto?”. “Lo spero fortemente”. Il sindaco Beppe Sala ha deposto per la prima volta da imputato nel processo sulla Piastra Expo. “Non ho mai avuto consapevolezza della retrodatazione dei verbali. Tutto nasce dalla ricostruzione post 2016, per me è stato uno dei tanti problemi di Expo e risolto in modo abbastanza veloce. Dopo, guardando le carte, ho avuto consapevolezza della cosa”. Ha deposto per circa un’ora il sindaco Beppe Sala nel processo in cui è accusato di falso materiale e ideologico per la vicenda della retrodatazione di due verbali per la nomina della commissione di gara per la cosiddetta Piastra di Expo, di cui il sindaco è stato commissario unico e amministratore delegato.

Sala era anche accusato di abuso d’ufficio: accusa da cui è stato prosciolto anche in appello a gennaio. In aula, oggi, è al centro della deposizione l’episodio già nelle informative della Guardia di Finanza allegate all’inchiesta della procura sulla Piastra che si era conclusa con una richiesta di archiviazione respinta, alla fine del 2016, dal gip Andrea Ghinetti. In seguito, la Procura Generale aveva avocato il fascicolo dando vita a un’indagine-bis con Sala che venne indagato nel 2017 in relazione alla presunta falsificazione dei verbali in concorso con il suo ex ‘braccio destro’ Angelo Paris, ora anche lui imputato.

Rispondendo a una domanda del sostituto procuratore generale Massimo Gaballo Sala ha parlato di “amarezza” in relazione alla presunta retrodatazione degli atti di nomina della commissione chiamata a decidere a chi sarebbe stato assegnato l’appalto per la ‘Piastra’. “Lei non ricorda quasi nulla, ha saputo dopo il procedimento penale – è stato il quesito di Gaballo – si è mai posto il problema di chi si fosse preso la responsabilità di retrodatare i verbali a sua insaputa?”. “Non è un tema di curiosità – è stata la risposta del primo cittadino –  semmai di amarezza che, in maniera inconsapevole, io possa avere fatto una cosa del genere. Non è mai stato nel mio carattere attribuire  colpe a quello o a quell’altro”.

Secondo l’accusa, rappresentata dai pg Vincenzo Calia e Massimo Gaballo, Sala avrebbe retrodatato gli atti di nomina di due componenti su cinque della commissione che doveva assegnare l’appalto per la Piastra, poi vinto dalla ditta Mantovani con un maxi ribasso. Sala avrebbe scoperto, dopo che la commissione si era già riunita una prima volta, il 18 maggio 2012, che due commissari erano incompatibili e avrebbe firmato due atti che annullavano quelli precedenti, aggiungendo due commissari supplenti che poi avevano sostituito i due incompatibili. Li ha firmati il 31 maggio 2012, ma la data sugli atti è quella del 17 maggio. Il presunto falso fu siglato da Sala, secondo la Procura Generale, con “l’intento di evitare di dover annullare la procedura fin lì svolta” col rischio di non aprire i cancelli dell’Esposizione, tenuto conto del ritardo già accumulato. Sempre per l’accusa, l’allora manager aveva motivato la retrodatazione “con la asserita esistenza di un errore materiale consistente nella mancata nomina dei commissari supplenti, tacendo invece l’esistenza della causa di invalidità che avrebbe comportato l’annullamento della gara”.


social experiment by Livio Acerbo #greengroundit #repubblicait https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/04/15/news/expo_beppe_sala_processo_piastra_milano-224068858/?rss