Milano vicina alla comunità srilankese, tra le più integrate in città (mantenendo le sue tradizioni)

Commozione e solidarietà da parte dei milanesi per le stragi di Pasqua in Sri Lanka . A Milano, infatti, sono più di 17 mila i srilankesi e formano una delle comunità più numerose in Italia. Il capoluogo lombardo è una meta privilegiata sia per le offerte di lavoro sia per gli affari. Secondo un report del Centro Studi e Ricerche IDOS/Immigrazione Dossier Statistico, la comunità srilankese in territorio italiano è tra le più giovani: con un 23,6% di minorenni (soli o a seguito di familiari) e un 47% tra i 30 e i 49 anni. La migrazione verso l’Italia è iniziata, con una prima timida onda (soprattutto femminile), negli anni Settanta del secolo scorso, grazie ai rapporti tra le istituzioni cattoliche italiane e srilankesi. Ma è stata la seconda ondata la più consistente, negli anni Ottanta, quando i srilankesi fuggirono dalla guerra civile, iniziata nel 1983, tra governo e organizzazione estremista delle Tigri Tamil (Tigri di Liberazione del Tamil Eelam) e, alla conseguente crisi economica. Una migrazione che si è mantenuta per tutti gli anni Novanta, aiutata da provvedimenti legislativi italiani (legge n. 617 del 9 dicembre 1996 sul ricongiungimento familiare) che hanno riequilibrano il numero delle presenze maschili e femminili.

I quartieri

Oltre a trovare impiego nel settore domestico, gli srilankesi hanno iniziato una tradizione di lavoro come portieri e custodi (condomini, uffici, garage), nella ristorazione, in mini market e nella vendita di prodotti tipici. I primi arrivati, per una serie fortuita di circostanze e di passaparola, si sono insediati nella zona di Sant’Agostino, tanto che la via Cesare da Sesto viene tuttora denominata Little Sri Lanka, per il susseguirsi di negozi, mini market, bar, fast food, servizi alla persona, tutti gestiti da srilankesi. I primi insediamenti furono molto aiutati dall’Associazione Arcobaleno, che si prodigava in corsi base di italiano e in offerta di spazi di ritrovo, fino ad arrivare alla costituzione del primo tempio buddista srilankese a Milano, in via Pienza (Chiesa Rossa), il tempio Lankaramaya, grazie all’impegno finanziario e morale di gran parte della comunità. Proprio il tempio, con le sue funzioni e le sue feste, tra cui, a maggio, la processione di Vesak per le vie del quartiere (la ricorrenza in cui si celebra la nascita, l’illuminazione e la dipartita di Buddha Shakyamuni), resta il luogo ideale per poter conoscere le tradizioni di un Paese così lontano, ascoltare storie e assaggiare il cibo tipico. Esiste anche una minoranza cattolica che si ritrova nelle chiese di Santo Stefano e di Sant’Antonio di Padova (in zona Farini).

Le tradizioni

Integrazione e tradizioni. Caratteristica della comunità, soprattutto dei primi arrivati e delle prime generazioni, è un forte attaccamento alla cultura, alla lingua, al culto, alle usanze. Ma i tempi sono cambiati. Le seconde generazioni sono ben inserite nel luogo in cui sono nate e cresciute, con una tendenza, tra molti giovani, al recupero spontaneo delle proprie origini e a una forte spinta imprenditoriale e associativa che tende a includere piuttosto che a separare. Attivo a Milano è il Lotus Club, creato dai giovani Sampath Jayaesekara, studente allo IED, product designer e marketing, prematuramente scomparso, e da Malindu Perera. Un’associazione di giovani universitari, di laureati e specializzati che, con grinta e grande preparazione, cerca di farsi strada nel mondo del lavoro.

22 aprile 2019 | 11:26

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