Il sindaco di Legnano Gianbattista Fratus (Lega) arrestato per corruzione

Il sindaco leghista di Legnano, Gianbattista Fratus, è stato arrestato giovedì mattina dai militari della Guardia di Finanza del Comando provinciale di Milano, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arsizio. L’operazione condotta dalla Finanza è stata battezzata «Piazza Pulita»: le accuse vanno dalla «turbata libertà degli incanti» alla «turbata libertà del procedimento di scelta del contraente», alla «corruzione elettorale». Coinvolti nell’operazione anche la neo assessore alle Opere pubbliche, Chiara Lazzarini, e il vicesindaco della Città del Carroccio nonché assessore al bilancio, Maurizio Cozzi, entrambi di Forza Italia. A Fratus, eletto poco meno di due anni fa, sono stati concessi gli arresti domiciliari, così come alla Lazzarini. In carcere, invece, Maurizio Cozzi. In tutto sono 11 gli indagati. Le Fiamme gialle hanno perquisito l’ufficio del sindaco. Il prefetto di Milano, Renato Saccone, ha disposto la sospensione dalla carica dei tre arrestati e ha nominato la vice prefetto Cristiana Cirelli commissario per la provvisoria gestione dell’Ente, con le funzioni del sindaco e della giunta.

L’incarico nella partecipata

Al centro dell’inchiesta della Guardia di Finanza, coordinata dal pm Nadia Calcaterra, ci sono tre posizioni dirigenziali pubbliche assegnate dagli indagati «a soggetti a loro graditi». In particolare, le cariche di Dirigente per lo sviluppo organizzativo del Comune di Legnano, di direttore generale della municipalizzata Agma Legnano Spa, e un incarico professionale nella partecipata Euro.pa Service srl. Fratus, inoltre, avrebbe procurato un incarico presso una partecipata alla figlia del candidato di Alternativa Popolare escluso al primo turno delle elezioni amministrative del 2017 Luciano Guidi, Martina, in cambio dell’appoggio elettorale al ballottaggio. La promessa, stando all’inchiesta delle Fiamme gialle, è stata mantenuta con una nomina nel Cda della Aemme Linea Ambiente srl. Sarebbe stato lo stesso sindaco Fratus a comunicare a Guidi l’imminente nomina della figlia in una telefonata intercettata dagli investigatori nell’ottobre 2018: «Tua figlia si chiama Martina vero? (…) sto provvedendo alla nomina in Ala».

Le intercettazioni

Ma il faldone che contiene la trascrizione delle telefonate intercettate dagli investigatori non si ferma a quella tra il sindaco Fratus e (l’ex) competitor battuto al primo turno, Guidi. «Il prezzo è stato pagato». Queste le parole usate dall’assessore Lazzarini in una conversazione con il collega di giunta con delega al Personale, Letterio Munafò, registrata durante le indagini, con riferimento ai 1046 voti passati al ballottaggio al sindaco Fratus da Guidi in cambio di un posto per la figlia Martina nel Cda della partecipata Aemme Linea Ambiente s.r.l di Legnano. Telefonata in cui spunta anche il nome del vicepremier Matteo Salvini: «Siccome prima del ballottaggio, a livello regionale, io ho fatto un accordo con Paolo Alli, Salvini e quell’altro provinciale loro della Lega (…), e che io in cambio gli avrei dato un posto, quindi io devo mantenere questa promessa, per cui per Aemme Linea Ambiente non do nessun consigliere in quota a nessun partito. Li scelgo io quindi». Il gip, nell’ordinanza con cui ha disposto la custodia cautelare a carico del sindaco Fratus e degli assessori Lazzarini e Cozzi, interpreta così questo passaggio: «Lazzarini chiariva definitivamente le reali motivazioni sottese alla nomina di Guidi Martina e quindi i termini dell’accordo illecito», e più in generale «è emerso un modus operandi ispirato a logiche di supremazia personale e di controllo totalitario delle amministrazioni pubbliche».

«Ma io non ci capisco niente»

Tra le intercettazioni telefoniche agli atti dell’inchiesta dei magistrati di Busto Arsizio, un capitolo a parte merita la conversazione tra Martina Guidi, nominata nel board della municipalizzata di Legnano «Ala» in cambio dell’appoggio elettorale garantito da suo padre a Fratus, e l’assessore Lazzarini. «Io non le capisco, cioè poi ho provato a leggerle ma non mi è chiara la tempistica (…) ho sempre paura di dire delle cazzate», confidava la giovane, esprimendo — scrivono i magistrati —, tutta la «consapevolezza della sua mancanza di esperienza» per quel posto. Inesperienza che dimostrano, aggiungono gli inquirenti, la sua «ignoranza delle procedure concrete anche solo di redazione di un verbale di un Cda» e «la totale assenza di ragioni concrete a giustificazione della nomina di una neo laureata» del tutto priva «di quell’esperienza professionale necessaria».

Lazzarini e il caso «Amga»

Il Consiglio comunale di Legnano è in bilico da marzo, ed è stato assai vicino al commissariamento, dopo un’ondata di dimissioni di consiglieri tra cui anche tre della maggioranza di centrodestra che ne hanno messo in discussione la sopravvivenza. La bufera sulla giunta Fratus si è scatenata dopo la presentazione, da parte delle minoranze, di una mozione di sfiducia nei confronti della neo assessore alle Opere pubbliche Lazzarini: la minoranza giustificava la mozione facendo riferimento alla pendenza giudiziaria che la riguarda come ex presidente della municipalizzata Amga, la municipalizzata che si occupa, tra l’altro, di rifiuti, pulizia strade e infrastrutture. Situazione su cui deve ancora esprimersi la magistratura, in sede civile. In sede penale, invece, la cosa è già stata prescritta. In sintesi, nella mozione si sottolineava che «risulta tuttora in corso la causa promossa da Amga contro Chiara Lazzarini ed altri per richiedere un risarcimento danni derivati dalla sua attività di amministrazione di questa società». «Amga – continua in sintesi la mozione – è una società controllata dal Comune di Legnano che ne detiene la maggioranza delle quote». Per questo «sussistono evidenti ragioni di incompatibilità politica e di possibili conflitti di interesse istituzionale».

16 maggio 2019 | 10:02

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