Indagata Lara Comi (FI) «31 mila euro dal leader Confindustria Lombardia Marco Bonometti»

L’europarlamentare di Forza Italia e candidata alle prossime elezioni Europee Lara Comi è indagata per finanziamento illecito nella maxi inchiesta della Dda di Milano. Con lei indagato Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia. Comi è accusata di aver ricevuto dall’industriale bresciano un finanziamento illecito, lo scorso gennaio, da 31mila euro. A Bonometti, in particolare, la Procura contesta una fattura da 31mila euro, emessa da Omr holding (la società di cui l’industriale è presidente), e relativa al versamento di quei soldi alla società Premium consulting srl, tra i cui soci figura appunto Lara Comi. Quei 31mila euro, secondo gli inquirenti, sarebbero stati versati in due tranche da circa 15mila euro.

Raggiunta telefonicamente alla «Mille Miglia» a Brescia («la campagna elettorale continua»), Lara Comi rilascia al Corriere una breve dichiarazione: «Apprendo con stupore dell’inchiesta dai media. Io non ho ricevuto nulla. Mi sembra comunque un’accusa assurda, perché non c’era alcun motivo di trovare eventuali consulenze false per un finanziamento. I lavori sono stati svolti, ma l’accusa, ripeto, è assurda».

Secondo gli inquirenti, invece, dietro la consulenza pagata alla «Premium consulting» di Lara Comi, ci sarebbe in realtà un finanziamento illecito. Questo lo stratagemma cui avrebbe fatto ricorso il presidente di Confindustria: Bonometti avrebbe acquistato per 31 mila euro «un testo» che, tra l’altro, stando a quanto riportato dalle agenzie di stampa, può essere facilmente comprato sui siti di tesi di laurea online, per progetti di sviluppo sui mercati europei (il titolo sarebbe «Made in Italy: un brand da valorizzare e da internazionalizzare per aumentare la competitività delle piccole aziende di torrefazione di caffè», firmata da Antonio Apuzza, laureando nel 2015). Soldi che sarebbero serviti a finanziare illecitamente la campagna elettorale dell’eurodeputata azzurra. Il nome dell’europarlamentare, tra l’altro, era già emerso negli atti della maxi indagine su un sistema di corruzione, appalti pilotati e finanziamenti illeciti.

I pm, infatti, come si leggeva nella richiesta di custodia cautelare a carico di 43 persone, tra cui i due esponenti di FI Fabio Altitonante e Pietro Tatarella, stanno indagando anche su un altro episodio, ossia su «contratti di consulenza» ottenuti, attraverso Gioacchino Caianiello, ex coordinatore di FI a Varese e ritenuto il «burattinaio» del presunto «sistema», da «una società riconducibile a Lara Comi». Contratti di consulenza «da parte dell’ente Afol città metropolitana» per un «totale di 38.000 euro».

«La consulenza era regolare e non c’è stato alcun finanziamento illecito», sostiene il difensore di Lara Comi, l’avvocato Gian Piero Biancolella, che in una nota ribadisce che si è trattato di un «finanziamento del tutto lecito» ed «effettuato secondo le modalità previste dalla legge». «Quale legale incaricato dall’On. Comi, posso con decisione contestare che sussista l’illecito ipotizzato. Non vi era motivo alcuno che impedisse che un finanziamento del tutto lecito potesse essere effettuato secondo le modalità previste dalla legge. Non vi era quindi motivo per simulare un contributo elettorale con una prestazione di servizi. In ogni caso la prestazione è stata resa dalla società, nell’ambito dell’oggetto sociale della stessa e nell’ambito delle specifiche competenze», scrive il legale.

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15 maggio 2019 | 11:00

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