Su WhatsApp faceva finta di essere una bambina, così ha abusato di tre ragazzine

Usava un falso profilo Whatsapp con il quale adescava le giovani vittime, fingendosi una coetanea di nome Giulia. Un uomo di 48 anni è stato arrestato nel Lodigiano per violenza sessuale su minore, produzione e detenzione di materiale pedopornografico e corruzione di minorenne. Sono tre le vittime accertate dalla procura di Lodi: ragazzine che ai tempi dei fatti avevano un’età compresa tra gli 11 e i 13 anni. Le violenze sono durate 3 anni, tra il 2015 e la fine del 2018, fino a quando a gennaio del 2019 una delle ragazzine ha confessato a un’insegnante quanto aveva subito mostrando le foto. L’uomo, che abitava ancora in casa con i genitori anziani in provincia di Lodi, è incensurato e soffre da tempo di problemi psicologici: secondo l’accusa, le attirava in casa dove erano costrette ad abusi e realizzava filmati.

Una vicenda che “ha i contorni di un film dell’orrore”: ha definito così il procuratore aggiunto di Milano, Maria Letizia Mannella, quanto emerso dalle indagini della stazione dei carabinieri di Codogno, nel Lodigiano. Alle vittime l’uomo si era presentato inizialmente come un bravo vicino di casa: dopo aver recuperato i loro numeri di telefono, aveva iniziato a contattarle via Whatsapp usando una falsa identità, quella della coetanea ‘Giulia’, la “cattivissima e sadica Giulia”. “Sfruttando la passione comune per i gattini è riuscito a portarle a casa sua e a violentarle ripetutamente” ha raccontato la pm di Milano che ha seguito le indagini, Alessia Menegazzo. Aveva posizionato in vari angoli della sua stanza delle telecamere nascoste per riprendere i rapporti sessuali che aveva con le vittime. Su Whatsapp chiedeva alle vittime di inviargli video, che dovevano avere “un preciso minutaggio”, in cui si riprendevano in atti sessuali.

Ad avviare le indagini però è stata una foto che l’uomo ha pubblicato su Instagram, per minacciarle di diffondere tutto il materiale che aveva su di loro, se avessero parlato. Un errore che ha svelato il terribile retroscena: a partire da questa foto si è attivata “la rete delle amiche” delle ragazze che le hanno riconosciute e portato poi una delle vittime a confessare tutto ad un’insegnante. I genitori della prima vittima hanno sporto denuncia a gennaio di quest’anno. Nel computer dell’arrestato – che ora si trova in carcere a Milano – sono stati rintracciati non solo i video che riguardavano le ragazzine, ma anche altro materiale scaricato dalla rete. A quanto risulta agli investigatori l’uomo non diffondeva né rivendeva i video prodotti.
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