Il pedofilo che si fingeva una bambina, la rabbia della scuola: «Non ci siamo accorti di nulla»

«Come è potuto sfuggirci un fatto così? Queste ragazze hanno frequentato la nostra scuola per anni mentre il pedofilo abusava di loro. Forse qualcuna è ancora da noi. Noi siamo attenti a ogni segnale, a ogni cambiamento nelle abitudini dei nostri studenti per percepire un disagio. Ma questa volta nulla…». A parlare è la vicepreside della scuola media — in provincia di Lodi, ogni riferimento a luoghi e persone è omesso — in cui studiavano le tre minorenni abusate per anni dall’«orco» della porta accanto. Il pedofilo che le ha circuite in età ancora acerba per costringerle ad anni di rapporti sessuali filmati, rendendole obbedienti attraverso profili WhatsApp falsi.

«Roba da castrazione chimica», afferma il sindaco della città lodigiana: leghista ovviamente, ma che conosce personalmente l’arrestato. Del quale emerge un profilo attivissimo sui social, estremo conoscitore del mondo smartphone. E che spesso si lamenta pubblicamente delle violazioni alla sicurezza da parte dei giganti social. Un «fanatico» del blackberry. WhatsApp? «Indifendibile», lo boccia lamentandosi della mancata privacy. E intanto su WhatsApp creava e gestiva i profili fasulli della «sadica Giulia» o della sorella «Samantha» che obbligavano le vittime a fare sesso con lui «per purificarsi».

Dall’altra parte della barricata la scuola, quasi 600 studenti e decine di progetti all’anno per educare ragazzi e famiglie: incontri con la questura, con il magistrato, con la polizia postale per mettere in guardia ragazzi e genitori sui pericoli della rete. «Siamo una delle prime scuole del Lodigiano ad aver attivato uno sportello di ascolto con uno psicologo per i ragazzi. Non devono far altro che presentare un biglietto con i dati di contatto per accedere al servizio in forma anonima, e affrontare i loro problemi: dalla difficoltà di apprendimento ai problemi in famiglia o peggio».

E la pedofilia? «Mai successo nulla del genere — assicura la preside — soltanto qualche caso di bullismo». E la vicepreside, che ha alle spalle oltre vent’anni di insegnamento e progetti di prevenzione del disagio, aggiunge: «Abbiamo anche intercettato qualche foto inopportuna. Tra i ragazzi vige la cultura del like. Se non sei approvato non sei nessuno. Un concetto difficilissimo da sradicare, specie se certi cattivi esempi li trovano in famiglia».

Da quando è esploso il caso, in città dirigenti scolastici e insegnanti, alle prese con scrutini ed esami, non parlano d’altro e di come affrontare il problema in classe alla ripresa delle lezioni. «Ho sentito le colleghe delle scuole primarie che le vittime potrebbero aver frequentato quando furono agganciate da questa persona. Non riusciamo a darci una spiegazione plausibile — afferma la vicepreside -— avevamo il nemico sotto gli occhi e non abbiamo visto. Un caso del genere ci fa star male, tutti».

LEGGI ANCHE

Il «nemico» è in carcere da otto giorni. Ha già subito il primo interrogatorio a San Vittore. Un’ora e mezza circa, in cui avrebbe fatto parziali ammissioni su alcuni incontri con le vittime. Ma oltre alle tre amiche, ce ne sarebbero altre. «La mole di materiale raccolto — assicurano i carabinieri — è enorme».

20 giugno 2019 | 07:40

© RIPRODUZIONE RISERVATA

social experiment by Livio Acerbo #greengroundit #corriereit https://milano.corriere.it/19_giugno_20/cattivissima-sadica-giulia-lodi-pedofilo-fingeva-bambina-whatsapp-altre-vittime-violenza-sessuale-scuola-media-vicepreside-c9bd9bb0-931c-11e9-ba7a-83e003df18c5.shtml