Delitto Lidia Macchi, un teste si proclama l’autore della lettera usata come prova contro Stefano Binda

La scomparsa, il killer, la lettera anonima Lidia: 31 anni di misteri (e veleni)
Cinque gennaio 1987, la scomparsa
Il testo

Secondo gli inquirenti, quel testo inviato alla famiglia Macchi e intitolato «In morte di un’amica», fu scritto dallo stesso imputato, che è stato condannato in primo grado all’ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale. Nella sua testimonianza questa mattina in aula, il penalista ha riferito che una persona si sarebbe presentata nel suo ufficio, alla fine del febbraio 2017, sostenendo di avere scritto la missiva come forma di «protesta» contro una morte ingiusta. «Non conoscevo Lidia Macchi, ma condividevamo lo stesso contesto di Comunione e Liberazione a Varese», avrebbe detto il cliente a Vittorini. Cliente che sarebbe anche «una persona laureata, con un alto livello professionale». Secondo la testimonianza del penalista, il suo cliente gli avrebbe detto di non essersi mai presentato prima alla polizia perché non è in grado di fornire un’alibi per la sera del delitto. «In quel periodo ero a Milano – ha detto – ma non riesco proprio a ricordare dove fossi la sera del delitto».

Leggi anche

18 luglio 2019 | 12:57

© RIPRODUZIONE RISERVATA

social experiment by Livio Acerbo #greengroundit #corriereit https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/19_luglio_18/delitto-lidia-macchi-teste-si-proclama-l-autore-lettera-usata-come-prova-contro-stefano-binda-877cc8ba-a948-11e9-abac-9e8ff837917d.shtml