Nella casbah di via Ricciarelli: niente è cambiato dopo il delitto di Mehmed

E niente, siamo fermi a maggio. Al giorno 22, il giorno della morte di Mehmed Hrustic, due anni e cinque mesi, assassinato a mani nude dal padre balordo Aljica, con la madre Silvija, di mestiere ladra, a fingere di non vedere il pregresso, ovvero le quotidiane botte prima dell’omicidio, e a stupirsi che fosse finita così. Tre mesi di distanza possono essere un gran lasso temporale. Non a San Siro, in via Ricciarelli 22 e fratelli, gli altri caseggiati popolari dei dintorni, conciati uguale o peggio, come fosse una bocca di soli denti marci. L’unica differenza è un foglio A4 sui muri, posizionato per volontà dell’Aler. «Per ragioni di sicurezza si raccomanda agli inquilini di non gettare sassi e pietre negli androni e/o sulle scale».

Sembra sia passato un temporale di spazzatura. Rifiuti sparsi ovunque, cotti dal sole. Hanno messo del budino dentro un piattino di plastica, forse per i gatti; arrivano prima le mosche nere che traslocano dai vicini escrementi umani. E hanno messo nel cortile uno scooter rubato da fare a pezzi, ma il lavoro è ancora a metà. Sul marciapiede davanti al cancello, dei romeni stanno attorno a un tavolino, seduti su cassetti di una scrivania e su scatole di trapani Makita. Giocano a carte e bestemmiano contro il fotografo. Bestemmia anche un tizio con al guinzaglio una cagna gravida, razza Pitbull: la cagna ha la lingua penzoloni, quello ha fretta e la trascina. Il povero portinaio resta nella sua casupola, più dentro una cella che dentro un fortino. Che l’intero condominio sia un penitenziario, lo confermano i vecchi dietro le inferriate alle finestre, in mezzo a muri dove l’intonaco è sparito, e aggrappati a quel «no no, non parlo».

All’epoca avevamo scritto della coltre di omertà, che è regola di vita, anzi di sopravvivenza: del resto, come dice un muscoloso ragazzo del Marocco, «questa non è esistenza». Sarà abusivo pure lui? Non risponde, deve fumare e chattare. Uno dei pochissimi che all’epoca parlò e senza dire ovvietà di circostanza, è un italiano che vive vicino al trilocale salendo sulla destra, scala C di Como, quello che fu dei Hrustic. L’hanno minacciato e adesso tace. In questo caseggiato, la percentuale dei balordi è alta, compreso un italiano che svaligia appartamenti e che hanno cacciato da Quarto Oggiaro: si portava sempre appresso gli sbirri. Dovendo scegliere un altro posto, ha scelto questo. Fra disgraziati stranieri e vecchi indifesi fa il ducetto. Dal 22 maggio, dicono, due i tentativi di occupazione. I vertici dell’Aler, penalizzati da sciagurate precedenti gestioni, provano a fare il loro, in via Ricciarelli come altrove, e infatti si prospetta un autunno intenso, la strategia concordata in Prefettura prevede una bella pulizia generale. Si vedrà. Rimaniamo in zona San Siro.

Milano ha subito dimenticato l’abominevole tragedia di Mehmed. Un po’ è la fatica a leggere di infanticidi; ma un po’, molto di più — e pace al politicamente corretto — ha influito il fatto che il piccolo fosse rom, che dunque fosse una «storiaccia di zingari», avvenuta peraltro in un quartiere che, si sa, non ha futuro, e inoltre ha inciso la convinzione che Milano, città che va o deve andare per forza a ventimila all’ora, c’entri zero con questo scempio. La fiaccolata per Mehmed, che aveva messo insieme una ventina di persone che si trascinavano, è una sentenza senza appello. Sempre sul ballatoio dove abitavano i Hrustic c’era (c’è) un’abitazione sgomberata e da ristrutturare. Il cartello dei lavori indica la data d’inizio a marzo e di chiusura a settembre. Speravamo che nel mentre, per una botta di milanesità anche qui, fosse deflagrato il miracolo e la casa fosse pronta. Macché. Termineranno prima il nuovo stadio. Ci sono poliziotti della scientifica che ancora si svegliano di notte dopo aver sognato il cadavere di Mehmed. Domandiamo se qualcuno sa che fine ha fatto la sua famiglia. L’ignorano. Domandiamo se si sentono altri bambini urlare. Dicono di no, ma ricordano che siamo ad agosto e in tanti stanno in ferie. Anche gli abusivi — e gli antagonisti che hanno eletto San Siro come teatro della rivoluzione contro gli sgomberi — vanno al mare.

14 agosto 2019 | 07:41

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