Milano, i Pin rubati alla biglietteria automatica della Stazione centrale

Si presentano all’alba in stazione, interpretano il personaggio del turista mattiniero, uno in camicia rosa e l’altro arancione, un cappellino da baseball e uno da «pescatore», due trolley che sono il più appariscente e allo stesso tempo più inutile oggetto del loro travestimento: non hanno alcun treno da prendere, ma solo un marchingegno da ritirare. Disinteressati al tabellone delle partenze, tutta la cautela con la quale scandagliano i saloni deserti si concentra sull’eventuale presenza di polizia. S’avvicinano infine a una biglietteria automatica e iniziano ad armeggiare. Impiegano pochi secondi a staccare l’invisibile «sanguisuga» informatica che hanno installato due giorni prima. Hanno «succhiato» centinaia di tracce magnetiche e codici Pin di bancomat e carte di credito. Una mole di dati elettronici che scaricheranno per iniziare a saccheggiare i conti correnti. Predoni dei viaggiatori di Ferragosto: e proprio nel giorno di festa dell’Assunzione, alle 6.25, i poliziotti della Polfer li arrestano al piano terra della Centrale di Milano.

Gli agenti li hanno aspettati per due giorni. Hanno controllato le telecamere. S’erano appostati prima che iniziassero i controlli sul territorio più visibili, organizzati in questi giorni di vacanza dal compartimento Polfer per la Lombardia, diretto da Girolamo Fabiano. Dopo aver bloccato Marian Raducan, 39 anni, e Bogdan Ceausescu, 41 anni, entrambi romeni e con precedenti, i poliziotti hanno scoperto come funzionava la «sanguisuga a due teste».

Da una parte la scheda magnetica blu, infilata nella fessura nella quale si inseriscono le carte di credito: leggeva e registrava i dati delle bande magnetiche. I due «clonatori» l’hanno estratta con un arnese di ferro. Accanto, sul fianco sinistro della biglietteria, avevano attaccato una piastra d’acciaio rossa che replicava alla perfezione la struttura originale: all’interno una microtelecamera che riprendeva attraverso un foro le mani delle persone che digitavano il Pin sulla tastiera. Tutte le immagini venivano immagazzinate in una scheda di memoria da 32 giga. Sarebbe bastato abbinare tracce su schede vergini e codici per fare acquisti. Uno dei due truffatori aveva in tasca la ricevuta di una transazione da 6 mila sterline, l’altro un paio di schede.

È molto probabile che i due siano soldati delle grandi gang europee di «clonatori», per la maggior parte radicate nel Paesi dell’Est, che aggregano uomini con ruoli specializzati: esperti di informatica ed elettronica, artigiani che lavorano il ferro e altri materiali, «incursori» che montano e ritirano gli skimmer (cosi sono definiti i congegni che trafugano i dati), infine uomini e donne che, semplicemente, spendono. Spesso travestiti da turisti.

17 agosto 2019 | 07:27

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