Nel quartiere dello chef mortoLe indagini sui 4 giorni di vuoto

NEW YORK Sei minuti a piedi, tanti ne bastano per arrivare dall’abitazione di Andrea Zamperoni all’ostello in cui il capo chef di Cipriani Dolci, noto ristorante affacciato sul maestoso atrio di Grand Central, è stato trovato morto mercoledì sera intorno alle otto e mezza (la polizia ne avrebbe confermato l’identità il pomeriggio seguente). Andrea, originario di Zorlesco nel lodigiano, si era trasferito in questo quartiere del Queens, Elmhurst, a maggioranza ispanica e asiatica, piccoli condomini su due o tre piani, una metro che in meno di mezz’ora lo portava al lavoro, da circa un mese: prima stava in un alloggio fornito dal datore di lavoro. «Abitava qua dietro al pianterreno — dice Lauri, origini finlandesi, entrando nel cancello della casa su tre piani al 41-39 della 74esima strada — sono appartamenti dove c’è un grande via vai, di solito li prende chi intanto cerca altro». Sul retro non c’è nessuno, e i vicini dicono di aver letto di Andrea sui giornali.

L’ultimo avvistamento

La casa dove abitava ZamperoniLa casa dove abitava Zamperoni

Nelle prime ore della scomparsa, denunciata dai colleghi lunedì a mezzogiorno quando Zamperoni, di solito puntualissimo e affidabile, non si è presentato al lavoro, si era diffusa voce che qualcuno lo avesse visto davanti casa proprio quella mattina, ma la polizia ritiene più veritiera la testimonianza di un coinquilino secondo il quale Andrea sarebbe sceso a fumare una sigaretta e sarebbe poi salito su un Uber alle due e mezza della notte tra sabato e domenica. Dei suoi conoscenti nessuno pare aver parlato con lui nei giorni successivi, tanto che, oltre che dai colleghi, l’allarme era stato lanciato dall’Italia dalla mamma Oriella. Ma perché prendere un Uber se era diretto a pochi passi da casa? E se non è andato direttamente lì, dove? La polizia non conferma di averlo rintracciato, ma di certo la testimonianza dell’autista sarà un pezzo importante del puzzle sulle ultime ore di Andrea.

Leggi anche

Dentro l’ostello

L’ingresso del Kamway Lodge è piccolissimo, c’è odore di polvere e umido. Da una porta aperta in corridoio si intravvede una stanza angusta. All’ingresso due ragazze ci accolgono nervose, sostenendo che il manager dell’hotel è in vacanza fino a metà settembre. Non dicono nemmeno i loro nomi, impossibile sapere se lo chef si è registrato già domenica notte o è arrivato qui dopo. Quattro giorni di vuoto, fino a mercoledì sera quando la polizia, chiamata da una donna, arriva all’ostello. La signora è seminuda e urla indicando un corpo avvolto da un lenzuolo, che Stefano, il fratello gemello di Andrea, ha poi identificato.

La mappaLa mappa

La donna misteriosa

Muhammad, originario del Bangladesh, racconta che quella sera è tornato all’ostello verso mezzanotte e la polizia era ancora qui: gli agenti lo hanno accompagnato in camera, ma giura di non sapere altro. Dal balcone della casa accanto Fernando racconta di aver visto la donna «del mistero», probabilmente quella che ha chiamato la polizia, mentre veniva fatta entrare in auto dagli agenti: «Era sulla trentina, bianca, castana chiara, viso rotondo. Indossava dei jeans, scarpe bianche e una maglia rossa». Sarebbe la ragazza inquadrata dai video di sicurezza. La polizia, secondo le tv locali, l’avrebbe interrogata e rilasciata: non è chiaro se sia una testimone o una sospettata. O se, come scriveva il Daily News, sia una prostituta che vendeva droga ai clienti. Dall’inizio dell’anno la Nypd è stata chiamata 25 volte al Lodge, che qualcuno ha descritto come luogo di spaccio. Secondo Fernando «la maggior parte delle volte gli agenti arrivano per buttare fuori un cliente che occupa la stanza senza pagare».

La lite e l’autopsia

Alle telecamere di una tv locale un turista ha raccontato di una lite scoppiata al primo piano, dove poi il corpo di Andrea è stato trovato, senza evidenti segni di trauma. Ma perché era avvolto in un lenzuolo? Un atto di pietà o volevano trasportarlo per disfarsene? Sulle cause e l’ora della morte solo l’autopsia potrà fare luce, ma non è dato sapere quando. «Purtroppo — scrive in una mail Aja Worthy-Davis, direttrice dell’ufficio del Chief Medical Examiner — non possiamo fornire una tempistica in questo momento».

24 agosto 2019 (modifica il 25 agosto 2019 | 11:04)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

social experiment by Livio Acerbo #greengroundit #corriereit https://www.corriere.it/cronache/19_agosto_24/nel-quartiere-chef-mortole-indagini-4-giorni-vuoto-598c94d2-c6b0-11e9-91fb-bbcdf5d9284a.shtml