San Siro, l’allarme dei manager musicali: “Con meno posti, biglietti per i concerti dai prezzi proibitivi”

Finora il tema dello stadio di San Siro (abbatterlo e rifarlo, come vogliono Milan e Inter o ristrutturarlo semplicemente?) è stato affrontato solo dal punto di vista urbanistico e calcistico. Ma ce n’è un terzo di cui si occupa Claudio Trotta, uno dei principali promoter italiani (un nome per tutti, Bruce Springsteen) con la sua Barley Arts, che ha scritto in una lettera aperta al sindaco. “Attualmente la capienza – scrive sul sito spettakolo.it – è fino a 78mila persone, che per un concerto diventano 56-57mila posti. Quindi si può considerare che se per il calcio il nuovo progetto parla di 60mila persone, per i concerti si avranno presumibilmente vendibili circa 48-50mila biglietti. Tutto questo porterà inevitabilmente ad alimentare una tendenza già in atto, quella di aumentare i prezzi dei biglietti e di far diventare sempre di più i concerti eventi di lusso per pochi ricchi o per fanatici e oggetto di enormi sacrifici per le economie delle famiglie milanesi ed italiane”.

Non solo. C’è la questione dell’inquinamento acustico, e Trotta lo sa bene: per gli eccessivi decibel a un concerto di Springsteen finì sotto processo (assolto). “Quando cominceremo a parlare dei diritti di chi fa musica e di chi la ascolta? Quando cominceremo a considerare la questione all’incontrario, rispettando i diritti di milioni di persone di ascoltare e vedere spettacoli in maniera adeguata e corretta?”. Infine, scrive il promoter, “da un punto di vista pratico l’idea del prato, ipogeo, a 7 metri sotto il livello della strada, presuppone possibili enormi problematiche per le vie di uscita dal prato stesso”.

Un’analisi che –  annota Trotta – si basa solo sul poco che si è saputo fino a ora, «mi pare siano 43 pagine di relazione piuttosto banale e standard». E tutto fatto in modo quasi segreto: «Non mi risulta si sia chiesto consulenza e opinioni agli organizzatori e produttori e agli artisti dei tanti concerti svoltisi dagli anni Ottanta, e men che meno si sia aperta una specie di consultazione popolare in rete né con i tifosi delle due squadre di Milano, né men che meno con i milioni di fan della musica live». Insomma, serve trasparenza, ma soprattutto serve partecipazione popolare. Un po’ come in un concerto a San Siro.
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