Milano, affitti da record in Galleria: prima asta per l’ex spazio Tim. Sfida al rialzo tra marchi del lusso

Il debutto è stato con il «Pirellino». E per Palazzo Marino è stato un ricco affare. Ottantacinque rilanci da mezzo milione la volta, e il bilancio comunale ha fatto bingo: 175 milioni di euro, il doppio della valutazione di partenza. Ora il meccanismo dell’asta approda per la prima volta in Galleria. Sarà il martelletto a fermare la guerra che s’annuncia tra quattro brand del lusso per conquistarsi l’affaccio a ridosso dell’Ottagono. La contesa sarà tra Tod’s, Armani, Prada e Damiani, che hanno già presentato l’offerta tecnica. Se raccoglieranno almeno 70 punti su cento, saranno ufficialmente invitati a sfidarsi a colpi di rilanci per accaparrarsi i 302 metri quadrati che oggi ospitano Tim lungo il braccio che va verso via Silvio Pellico.

Sarà una corsa al rialzo: fiche minima da 670 mila euro di canone annuo. E di 50 mila euro in 50 mila euro, con ritocchi possibili ogni tre minuti, la speranza dell’amministrazione è stabilire un nuovo record. L’opzione dell’asta è stata inserita solo lo scorso agosto nella delibera approvata dalla giunta per tracciare le linee guida per gli affitti del suo gioiello più prezioso. E sarà possibile esclusivamente per quei locali a ridosso del cuore della Galleria. È per questo motivo che per i 150 metri quadrati più «esterni» finora in mano a Tim (il grande negozio è stato diviso in due parti) sarà gara tradizionale. I concorrenti – in questo caso sono Leo Pizzo, Beauty San e Fratelli Rossetti – hanno depositato una coppia di buste sigillate. La prima, aperta ieri, con all’interno la proposta tecnica, la seconda, che sarà svelata fra un mese, con l’offerta economica. Le tre società avranno un solo colpo per fare centro: nessuna possibilità di «ritocco», vincerà la somma più alta messa sul piatto rispetto ai 277 mila euro di base d’asta.

Il «Salotto» della città è comunque già oggi una miniera d’oro per Palazzo Marino. Dimenticata – se non in casi eccezionali: ovvero per quelle botteghe storiche presenti negli stessi locali da almeno 50 anni, con la stessa insegna e la medesima merceologia – l’opzione del diritto di prelazione, il bando di gara è ormai diventata l’unica via per sfoggiare la propria insegna nel cuore commerciale della città. E gli incassi dagli affitti hanno di conseguenza subito una progressione impressionante negli ultimi anni. Erano 27 milioni di euro nel 2016, passati a 33 nel 2018, e 40 sono quelli previsti dall’esercizio finanziario in corso. Ma se solo si va indietro al 2008, per dire, la Galleria fruttava invece «appena» otto milioni.

Sotto le volte s’affacciano anche gli uffici dei gruppi consiliari. Ed è da quelle finestre che Basilio Rizzo, consigliere della sinistra di Milano in Comune, a maggio aveva esposto uno striscione contro il raduno sovranista organizzato in Duomo dal leader leghista Matteo Salvini («Milano città aperta ma dice no alle adunate fasciste e razziste», la scritta). Una protesta che gli è costata una multa da 500 euro della polizia locale. L’accusa: violazione del regolamento del decoro urbano.

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16 ottobre 2019 | 08:27

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