Addio a Leonardo: “Ma non si può morire a scuola”

“Non è giusto. La vita non ha pietà e bisogna accettarlo. Ma certe cose non devono succedere”. Il nonno e la nonna di Leonardo sono seduti sul divano, nella casa essenziale del quartiere Niguarda, dove il nipotino è cresciuto fino a venerdì. Con gli occhi gonfi e il viso arrossato dal pianto guardano il telegiornale che ricostruisce “una tragedia che ha ucciso anche tutta la famiglia”. Sopra la televisione c’è la fotografia del bambino, sei anni il prossimo dicembre, precipitato nella tromba delle scale della sua scuola: Leonardo sorride abbracciato a mamma e papà. “Siamo distrutti — dice la nonna — non si può morire prima ancora di cominciare la vita. Leo è andato a scuola e non è più tornato qui. La sua stanzetta adesso è vuota. Noi non abbiamo niente da dire, qualcun altro penso di sì”. La famiglia Acquaviva- D’Ambra abita proprio dietro le elementari Pirelli, nello storico quartiere operaio di Milano. Anche la speranza che l’ha salvata dal crollo, adesso è finita. Paralizzata dalla sofferenza per un’agonia durata quattro giorni, non accusa nessuno: ma dietro il dolore e la tensione, oltre la stanchezza di una veglia straziante, emerge la dignità della rabbia che pretende di sapere infine la verità. “Chiediamo solo — dice il nonno, t-shirt verde e sigaro acceso in bocca — di sapere cosa è successo a Leonardo. Abbiamo diritto almeno a un po’ di pace”.Cronaca
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