Inchiesta tangenti in Lombardia: da mercoledì Caianiello e Tatarella tornano liberi

Ritornano tutti liberi, tranne l’imprenditore Daniele D’Alfonso, gli indagati nell’inchiesta della Dda milanese sul sistema di tangenti e spartizioni di appalti in Lombardia e che sono ancora agli arresti domiciliari o in carcere come l’ex coordinatore di Forza Italia di Varese Gioacchino Caianiello, l’ex consigliere comunale forzista nonché candidato alle Europee Pietro Tatarella e Mauro Tolbar, ritenuto uno dei collettori di mazzette.Lo ha disposto il gip di Milano Raffaella Mascarino con un provvedimento, notificato nei giorni scorsi, con cui ha rigettato la richiesta avanzata dalla procura di sostituire con una misura meno afflittiva, come l’obbligo di dimora o di firma, la misura detentiva di cui ha, invece, dichiarato l’inefficacia, per scadenza termini, a partire dal prossimo mercoledì, per quattro indagati. L’unico a restare ai domiciliari è l’imprenditore Daniele D’Alfonso in quanto gli è stata contestata l’aggravante di aver favorito la ‘ndrangheta – il clan dei Molluso – e pertanto per lui la misura scadrà nel maggio 2020.

Il gip Mascarino ha dichiarato l’inefficacia della misura cautelare a partire da mercoledì prossimo anche per l’ex dipendente Amsa Sergio Salerno e ha rigettato, invece, l’istanza della Procura che chiedeva per lui, Caianiello, Tatarella e Tolbar, una “altra misura cautelare coercitiva non custodiale”, come l’obbligo di dimora o firma, “idonea a garantire le esigenze cautelari”.

Istanza respinta in quanto, rileva il giudice, “nella richiesta oggetto d’esame, non vengono esplicitate in alcun modo le esigenze cautelari che legittimerebbero l’adozione” di un provvedimento alternativo come quello proposto dai pm “quasi alla scadenza del termine” di custodia cautelare dei sei mesi e del quale mancherebbero i “presupposti”. Inoltre, si legge nell’ordinanza, si considera “che il tempo decorso rispetto al momento” in cui furono arrestati “e la puntuale osservanza degli obblighi (…) consente di ritenere che gli indagati abbiano tratto dall’esperienza giudiziale un sufficiente monito per astenersi, nel futuro, dal commettere altri reati della stessa specie” e quindi ritornano liberi.

D’Alfonso, invece, avendo l’aggravante di aver dato lavoro a esponenti della cosca dei Molluso con la sua Ecol Service resta ai domiciliari. Caianiello, Tatarella e gli altri furono tra le 28 persone che lo scorso 7 maggio vennero arrestate – 12 in carcere e 16 ai domiciliari – nell’ambito di una operazione che aveva portato la guardia di finanza e i carabinieri a notificare altri dodici provvedimenti dell’obbligo di firma in una inchiesta in cui gli indagati sono oltre cento. Non sono pochi, tra questi lo stesso ex coordinatore azzurro di Varese, definito il ‘burattinaio’ del sistema, quelli che hanno poi deciso di collaborare con gli inquirenti. Hanno riempito pagine e pagine di verbali – Caianello dovrebbe continuare – e reso dichiarazioni che hanno consentito alla procura di ampliare il quadro della vicenda al punto che giovedì prossimo, davanti al gup Maria Vicidomini, si discuterà della richiesta di patteggiamento avanzata da alcuni.


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