Cerro Maggiore, arrestato Giuseppe Agrati: «Ha ucciso lui le sorelle dando fuoco alla casa»

Le sorelle Carla e Maria Agrati, di 68 e 70 anni, erano morte insieme, in camera da letto, avvolte dal fumo acre e dalle fiamme che, in pochi attimi, avevano distrutto il loro appartamento. Il fratello Giuseppe, oggi 68 anni, aveva raccontato di aver fatto di tutto per salvarle: aveva detto di essere riuscito a svegliarle, ma poi erano cadute sul pavimento senza riuscire a mettersi in salvo. Il suo racconto però non ha mai convinto gli investigatori, che hanno portato avanti le indagini e oggi, a quattro anni e mezzo dal tragico rogo, hanno arrestato Giuseppe Agrati con l’accusa di duplice omicidio volontario aggravato. Il movente potrebbe essere legato a dispute sull’eredità.

La tragedia in cui persero la vita le due sorelle avvenne alle 2.15 della notte tra il 12 e il 13 aprile 2015. All’epoca si pensò a un corto circuito, ma le indagini dei carabinieri ora hanno portato a ben altra conclusione: sarebbe stato il fratello Giuseppe ad appiccare il fuoco alla palazzina, a due passi dal municipio di Cerro Maggiore. Carla e Maria Agrati morirono insieme, in camera da letto, avvolte dal fumo acre e dalle fiamme che, in pochi attimi, distrussero il loro appartamento. Giuseppe invece riuscì a fuggire e raccontò di aver disperatamente cercato di salvare le sorelle, di averle svegliate, ma di non essere riuscito a portarle in salvo.

L’appartamento dove avvenne la tragedia era solitamente abitato da Carla, insegnante di Lettere e latino in pensione, e dal fratello Giuseppe. Maria, la sorella più giovane, abitava da tempo a Milano, ma quella notte si trovava a casa della sorella Carla perché, come d’abitudine, trascorreva il fine settimana nella casa di famiglia a Cerro.

Il dramma avvenne in pochi attimi: le fiamme partirono dal piano terra dello stabile di via Roma, interamente di proprietà degli Agrati, dove erano sistemati il contatore del gas e la centralina elettrica. Dopo aver distrutto il pianterreno, il fuoco si propagò anche al piano superiore, interessando le camere da letto dove stavano dormendo le due donne. Carla fu trovata riversa sul pavimento della camera del letto, Maria sul pavimento del bagno. Morte entrambe per asfissia. Durante le prime fasi delle indagini l’ipotesi di un corto circuito parve la più probabile. Le indagini dei Carabinieri di Milano e Legnano, coordinati prima dalla Procura di Busto Arsizio e poi da quella di Milano, hanno svelato altri retroscena.

Pochi mesi prima era morto un altro dei cinque fratelli Agrati e aveva lasciato un’eredità cospicua alla sorella Carla, contro la quale si era inizialmente concentrato l’odio di Giuseppe. Morta Carla, ecco che la rabbia si era spostata sul nipote, come si evince in alcune intercettazioni in cui fa riferimento chiaramente a «i miei soldi». La Procura di Busto Arsizio (Varese) all’inizio del 2019 aveva chiesto l’archiviazione, ma una nipote aveva fatto istanza di opposizione. Il fascicolo era stato quindi avocato da parte della Procura Generale di Milano e gli inquirenti, tra cui la sezione di investigazione scientifica dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano, erano tornati in via Roma a Cerro Maggiore per un nuovo sopralluogo.

Le indagini sono proseguite sentendo altre possibili persone informate sui fatti, sequestrando alcuni farmaci e un computer in possesso di Agrati e analizzando le sue movimentazioni bancarie. Nel corso degli interrogatori il sospettato ha continuato a cambiare versione più volte, riguardo all’orario e alla modalità in cui le fiamme erano divampate. Secondo l’accusa, era arrivato a inscenare un rogo all’esterno dell’abitazione, nel tentativo di sviare le indagini.

10 novembre 2019 | 12:01

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