Scala, la Tosca trionfa alla Prima: applausi per quindici minuti. Ovazione per il presidente Mattarella

Un trionfo la Prima della «Tosca» alla Scala: quindici minuti di applausi per l’opera di Giacomo Puccini diretta dal maestro Riccardo Chailly, con la regia di Davide Livermore, che ha inaugurato la stagione lirica. Al termine dell’omaggio alla compagnia di canto, alcuni spettatori si sono voltati verso il palco d’onore gridando «Presidente grazie», ed è così partito un nuovo applauso rivolto al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, dopo l’omaggio iniziale.

Standing ovation

Una vera e propria ovazione ha accolto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al suo ingresso nel palco reale della Scala per la prima di Tosca, replicata alla fine da un caloroso «Presidente grazie». Un tributo — con un applauso lungo quasi quattro minuti — e tutto il pubblico in platea, nei palchi e nel loggione in piedi, come già era successo l’anno scorso alla prima di «Attila». E, una volta iniziato l’inno di Mameli, dietro il sipario i coristi si sono messi spontaneamente a cantare le parole. Alla fine dell’applauso durato circa quattro minuti, come di consueto, con la sala del Piermarini illuminata e il sipario chiuso, l’orchestra diretta dal maestro Riccardo Chailly ha intonato l’inno di Mameli.Tra i primi ospiti ad arrivare la rockstar americana Patti Smith, accompagnata dalla figlia Jessie. «Le persone hanno il potere specialmente in Italia. Le Sardine hanno il potere», ha detto la cantautrice 72enne entrando nel foyer. Tra gli ospiti, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, i ministri Lamorgese e Franceschini. «È un privilegio assistere alla Tosca — ha sottolineato Casellati —, che rappresenta un affresco della realtà con temi come l’emarginazione, la violenza sulle donne, le diseguaglianze sociali che sono temi tornati di attualità». Applausi anche all’arrivo della senatrice a vita Liliana Segre.

Mattarella: «Mi è piaciuto tutto»

«Non saprei da dove cominciare per fare i complimenti», il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, così alle maestranze della Scala, che ha incontrato durante il secondo intervallo per spiegare quanto abbia apprezzato la Tosca. «Mi è piaciuto tutto», ha detto. Il Capo dello Stato è andato nella zona dei camerini insieme agli ospiti del palco reale, a guidarli il sindaco Sala e il sovrintendente Pereira. Mattarella ha incontrato gli artisti, il maestro Riccardo Chailly e il regista Davide Livermore a cui ha fatto i complimenti «per una messa in scena straordinaria, capace di innovare, rispettando la partitura». Quando Mattarella è arrivato da coristi e musicisti, questi gli hanno riservato un applauso caloroso. Anche a loro ha fatto i complimenti e si è fermato per alcune fotografie.

«Scene pazzesche». «No, eccessive»

È stata la scenografia di Tosca a far parlare nel foyer alla fine del primo atto: «Pazzesca» per il ministro Vincenzo Spadafora, «eccessivo» per altri come Carla Fracci. «Tutti quei su e giù mi sono sembrati eccessivi», concorda il presidente Mediaset, Fedele Confalonieri, che aggiunge scherzando: «Forse è la mia età che mi fa girare la testa». «C’è troppo movimento per me», dice l’etoile Carla Fracci, che trova «meravigliosa l’orchestra e i cantanti, ma non troppo i costumi». Apprezza molto le macchine sceniche, invece, Milly Carlucci: «È un’opera grandiosa ed emozionante, le macchine danno la sensazione di una grande messinscena». Un’opera «molto cinematografica» per Livia Pomodoro, «ottima e abbondante» per il critico Philippe Daverio, «maestosa» per l’attore Claudio Santamaria. «È uno di quei casi in cui un’opera viene presa nella sua accezione più classica ma il regista – dice il banchiere Corrado Passera – introduce qualcosa di nuovo senza stravolgerla». «Allestimento e scenografie meravigliose» per la cantante Marcella Bella: «L’ultima del primo atto è da lasciare a bocca aperta».

L’ultima di Pereira

«È una prima importante. Cerchiamo di farla bene», Alexander Pereira, sovrintendente della Scala, così ha commentato la sua ultima inaugurazione (quest’anno con Tosca) prima di prendere la guida, dal 16 dicembre, del «Maggio Fiorentino». «Lascio a Milano un pezzo di cuore — ha sottolineato — ma anche Milano mi ha donato un pezzo di cuore». «È una prima speciale», ha spiegato la sua compagna Daniela. E parlando dei cinque anni a Milano ha aggiunto che «è stato bellissimo, per imparare, fare belle esperienze e anche per il mio lavoro».

«L’altra» Prima

La protesta dei centri sociali contro i bombardamenti turchi in Siria, quella dei lavoratori Auchan contro i 6200 esuberi e l’immancabile presidio della Cub. L’altra piazza della «Prima» del 7 dicembre 2019 prende di mira soprattutto le politiche del lavoro del governo Conte, le polemiche su razzismo e accoglienza dei migranti in Europa e la guerra in Siria. Ma il rito della protesta si conferma anche quest’anno sempre più stanco e meno sentito. Soprattutto da milanesi e turisti che incuranti continuano lo shopping. Una quarantina i militanti dei centri sociali in piazza, striscioni, cori e fumogeni, ma niente di più. I primi ad accendere la musica, da Gaber a Rino Gartano, fino a Bella ciao (intervallati da qualche «commercialata» dance), sono stati i sindacalisti della Cub. Davanti a Palazzo Marino sono state distese tute bianche sporche di vernice rossa a simulare la «strage dei morti sul lavoro»: «Oltre 900 da inizio dell’anno — hanno spiegato i sindacalisti —. Su questi morti non ci sono i riflettori della Prima». Sotto al Municipio, dove ancora è esposto lo striscione giallo «Verità per Giulio Regeni», intorno alle 17 sono arrivati anche gli attivisti del «Cantiere». I militanti sono arrivati dalla Galleria esponendo un grande striscione: «La guerra alla Rojava continua, non calate il sipario». In piazza sono stati accesi fumogeni rossi, gialli e verdi e inscenato un flash mob sui bombardamenti in Siria e contro le politiche del premier turco Erdogan.

Piazza Scala blindata

Il «dispositivo» di sicurezza adottato dal questore, Sergio Bracco, ha previsto uno spiegamento di uomini e mezzi imponente come impone la presenza del presidente della Repubblica Mattarella, del presidente del Senato Casellati e del ministro dell’Interno Lamorgese. Accessi a piazza Scala chiusi con polizia e transenne: si passava solo con il biglietto per la Tosca o con il pass previsto per tecnici, forze di polizia, mezzi di soccorso e operatori della comunicazione. A coordinare il tutto, insieme al questore Bracco, anche il prefetto Renato Saccone. Anche se la Questura ancora non fornisce numeri ufficiali, sono oltre 600 gli agenti impegnati per garantire la sicurezza della Prima 2019. Rispetto al recente passato, è meno forte il timore di attentati terroristici di natura islamica, anche a causa dello sfaldamento del Califfato di al Baghdadi (ucciso in un raid a ottobre). Tuttavia, resta alta l’attenzione per gesti, anche solo dimostrativi, dei cosiddetti «lupi solitari» o personaggi autoradicalizzati in cerca di visibilità. Il recente attacco del London bridge (due morti più l’uccisione dell’attentatore), peraltro, ha riportato l’attenzione proprio su gesti isolati compiuti in mezzo alla folla anche soltanto usando forbici o un coltello. Per questo in piazza ci saranno anche gli esperti dell’Antiterrorismo di Digos, Ros e Nucleo informativo dei carabinieri. Con loro, e a disposizione per ogni evenienza, anche tiratori scelti, artificieri e personale di Uopi e Api, le unità operative antiterrorismo di polizia e carabinieri nate dopo gli attentati di Parigi per sostenere scontri a fuoco contro commandi armati di fucili automatici. Meno preoccupazione ha destato il fronte dell’eversione interna nel periodo della ricorrenza del 50esimo anniversario della strage di piazza Fontana. Il movimento anarchico informale, in passato autore di azioni dinamitarde contro obiettivi militari o statali, è stato colpito da arresti ed operazioni di polizia. E mai ha preso di mira eventi di piazza come la Prima della Scala. Sul fronte opposto, quello di estrema destra, il livello di attenzione è molto alto, ma le azioni eversive si sono limitate in questi anni a gesti dimostrativi o contro obiettivi ebraici o politici. Però l’occasione della Prima potrebbe sempre offrire un palcoscenico internazionale importante per chi cerca qualsiasi forma di visibilità. Le uniche contestazioni però sono arrivate da Cub e Centri sociali. Tutto ampiamente previsto e nessun incidente con le forze dell’ordine. Ma solo fuochi d’artificio all’inizio della Tosca di Puccini.

La Prima diffusa: dalla Galleria a San Vittore

Come di consueto, la Prima è stata «diffusa» in diversi punti della città: sono stati 38 i luoghi simbolo prescelti con proiezioni gratuite. A parte la copertura di Facebook e Instagram, c’è la tradizione del maxischermo all’Ottagono, in corso Vittorio Emanuele, a pochi metri dal Teatro. Poi, tra gli altri, l’aeroporto Malpensa, le carceri San Vittore e Beccaria. La rotonda del carcere di San Vittore, in particolare, ha accolto con un applauso fragoroso l’inno di Mameli che ha anticipato l’inizio della Tosca. Oltre a una delegazione composta da una cinquantina di detenuti, a San Vittore ci sono anche diversi esponenti del mondo politico, della magistratura e dell’avvocatura: dal viceministro dell’Interno, Matteo Mauri, al senatore Franco Mirabelli, all’ex ministro ai Beni culturali, Alberto Bonisoli, ma anche l’ex primo presidente della Corte di Cassazione Giovanni Canzio, i magistrati milanesi Alberto Nobili, Giovanna Ichino e Ilio Mannucci Pacini.

7 dicembre 2019 | 15:09

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