L’incidente del filobus a Milano, l’autista ai colleghi: «Ero distratto, firmavo la cedola»

Sono due le telecamere che hanno ripreso l’incidente di sabato mattina in viale Bezzi. Una, dell’azienda farmaceutica «Ntc», ha registrato il filmato «frontale» già circolato un paio di giorni fa. L’altra, quella che gli investigatori della Polizia locale ritengono decisiva, installata su un muro della residenza per anziani «Bezzi», ha ripreso invece lo schianto dalla prospettiva opposta, alle spalle del bus prima che impattasse con il mezzo dell’Amsa: dunque dal punto esatto della visuale che aveva l’autista dell’Atm. In quel filmato si nota distintamente il semaforo rosso, in un punto in cui c’è visibilità piena e totale: le immagini rendono dunque ancor più inspiegabile come l’autista possa aver ignorato un segnale di stop così evidente, viaggiando certamente a più di 50 all’ora (anche il camion dell’Amsa andava oltre la velocità consentita). A fronte di quella certezza, al centro dell’inchiesta un dunque un solo obiettivo: capire perché l’autista si sia distratto.

E su questo, dopo tre giorni di accertamenti, restano di fatto aperte al momento due ipotesi. Una è circolata tra i dipendenti Atm, e sarebbe stato lo stesso autista a parlarne ad alcuni colleghi a lui più vicini, anche se non è detto che la ripeterà quando sarà interrogato dalla Procura (probabilmente oggi). «Stavo firmando la cedola e ho staccato le mani dal volante». La cedola è una sorta di «diario di bordo» molto scarno che tutti gli autisti devono compilare per ogni turno di lavoro. Le regole dell’azienda sono ferree su questo: la cedola va firmata prima di iniziare il servizio, ma siccome si tratta di un documento cartaceo, il conducente potrebbe non aver rispettato quest’obbligo, e avrebbe deciso di farlo (o si sarebbe ricordato di farlo) soltanto dopo aver iniziato a guidare. La questione merita approfondimento perché l’autista (F. G., 28 anni, siciliano, assunto in Atm nel maggio 2019 e in servizio con un contratto a termine), quella mattina era salito sull’autobus soltanto pochi minuti prima dell’incidente, nel quale è poi morta la baby sitter 49enne Sheryl Ortega.

L’impatto (stando all’orario registrato dalla telecamera dell’azienda privata) è avvenuto alle 8.08.31: stabilire l’ora esatta dell’incidente è necessario per incrociare questo punto fermo con i risultati ottenuti dall’analisi sul cellulare dell’autista. Obiettivo: capire se quello smartphone abbia prodotto un traffico telefonico o un traffico dati (in particolare chat) nei momenti immediatamente precedenti all’urto. Sia che l’autista stesse firmando la cedola, sia che stesse usando il cellulare, sarebbe considerato una distrazione gravissima e un’aggravante nell’inchiesta per «per omicidio stradale aggravato e lesioni colpose», nella quale il dipendente Atm, come quello del mezzo Amsa, sono ora indagati. L’Avisl, l’associazione vittime incidenti stradali presieduta dall’avvocato Domenico Musicco, si costituirà parte civile al processo. Il legale invita a copiare i sistemi attivi in altre nazioni, come la Germania, dove sui mezzi pubblici sono stati installati apparecchi che avvisano di una potenziale collisione e avviano automaticamente frenate parziali.

L’azienda dei trasporti fa periodici controlli sulla condotta dei propri autisti, con «ispettori» che salgono sui mezzi in divisa e in borghese. Non sono stati rafforzati dopo l’incidente tra viale Bezzi e via Marostica, ma proprio uno dei funzionari in divisa ieri ha assistito a una pericolosa distrazione (o errata manovra) di un tranviere davanti al Tribunale. Il mezzo è passato con il semaforo rosso (o proprio nel passaggio tra il giallo e il rosso). Un’infrazione molto grave, dopo la quale è subito scattato il provvedimento: il tranviere è stato rimosso dai servizi di guida.

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10 dicembre 2019 | 07:24

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