Piazza Fontana, Mattarella: «Stato colpevole per i depistaggi». Incontro con le vedove di Pinelli e Calabresi

Per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la strage di Piazza Fontana fu «una pagina triste indelebile, uno strappo lacerante recato alla pacifica vita di una comunità e di una Nazione, orgogliose di essersi lasciate alle spalle le mostruosità della guerra, gli orrori del regime fascista, prolungatisi fino alla repubblica di Salò, le difficoltà della ricostruzione morale e materiale del Paese». «L’identità della Repubblica è segnata dai morti e dai feriti della Banca Nazionale dell’Agricoltura», ma «la Repubblica è stata più forte degli attacchi contro il popolo italiano», ha detto il presidente, nel suo discorso durante il Consiglio comunale straordinario convocato a Palazzo Marino nell’anniversario dei 50 anni dalla strage. Il discorso, trasmesso in diretta su un maxischermo in Galleria Vittorio Emanuele, è stato seguito da numerosi cittadini. «I tentativi sanguinari di sottrarre al popolo la sua sovranità sono falliti», ha aggiunto Mattarella. «La violenza terroristica ha sottoposto a dura prova la coscienza civica dei nostri concittadini. Il comune sentimento di unità, patriottismo, solidarietà, è stato, con dolore ma con fermezza, più consapevole e più forte dopo quegli assalti». «Affermiamo il dovere del rispetto di una memoria collettiva, in una vicenda di cui si conoscono origini e responsabilità», ha ricordato il presidente.

I depistaggi

«Non si serve lo Stato se non si serve la Repubblica e, con essa, la democrazia – ha aggiunto Mattarella -. L’attività depistatoria di una parte di strutture dello Stato è stata doppiamente colpevole. Un cinico disegno, nutrito di collegamenti internazionali a reti eversive, mirante a destabilizzare la giovane democrazia italiana, a vent’anni dall’entrata in vigore della sua Costituzione. Disegno che venne sconfitto», ha dichiarato Mattarella. «Nel momento in cui facciamo memoria delle vittime di piazza Fontana e, con loro di Giuseppe Pinelli, del Commissario Luigi Calabresi, sappiamo di dover chiamare le espressioni politiche e sociali del Paese, gli uomini di cultura, l’intera società civile, a un impegno comune: scongiurare che si possano rinnovare in Italia le fratture terribili in cui si inserirono criminalmente quei fatti», ha concluso Mattarella. «Il destino della nostra comunità non può essere preda dell’odio e della violenza. Per nessuna ragione la vita di una sola persona può essere messa in gioco per un perverso disegno di carattere eversivo. Ai parenti delle vittime qui raccolti, cui mi rivolgo con rispetto, solidarietà e affetto – e verso i quali l’Italia avverte di essere debitrice – dobbiamo saper dire che ci sentiamo legati da un vincolo morale. Italiani fra italiani, cittadini fra concittadini, per essere custodi attenti del futuro del Paese. Nella fedeltà alle istituzioni della democrazia che ci sono state consegnate dalla Costituzione». Una calorosissima ovazione da parte di tutta l’aula di Palazzo Marino ha salutato la fine del discorso del presidente della Repubblica.

L’incontro con le due vedove

Ad accogliere il presidente Mattarella a Palazzo Marino c’erano il sindaco di Milano Beppe Sala e il governatore lombardo Attilio Fontana. Alcuni cittadini che erano dietro le transenne hanno applaudito e lui li ha salutati con la mano. Nella «sala gialla» un momento estremamente importante e significativo: Mattarella ha salutato la vedova di Giuseppe Pinelli, Licia Rognini, con le due figlie Silvia e Claudia, e la vedova del commissario Luigi Calabresi, Gemma, con il figlio Mario. Il presidente, nell’anticamera del Consiglio, ha stretto le mani ai familiari delle vittime della strage di Piazza Fontana, con il presidente della loro associazione, Carlo Arnoldi. In aula consiliare anche l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini.

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Sala: «Ferita alla democrazia che ancora sanguina»

La strage di piazza Fontana è «una ferita alla democrazia che ancora sanguina perché dopo 50 anni lo Stato non è stato capace» di arrivare a una «verità che rendesse giustizia ai morti», ha detto il sindaco di Milano Beppe Sala. I depistaggi che vennero dopo rimangono, ha detto Sala, «un peso e una tristezza per Milano e per l’Italia», e talvolta «impediscono di andare oltre». Tuttavia «fare memoria è un dovere civico e morale perché il passato possa costituire nutrimento per il presente e il futuro». A questo proposito, «lo splendido gesto dell’incontro tra Gemma Carta Calabresi e Licia Rognini Pinelli sia di sprone per vivere un nuovo futuro guardando ad occhi aperti il passato», ha aggiunto Sala. «Chi rappresenta la comunità milanese deve scusarsi con i familiari di Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli», ha detto Sala, e con i familiari del commissario Calabresi, «ucciso dopo una campagna d’odio». «A Milano non ci può essere spazio per chi pensa di poter schiacciare l’uomo per diverse idee e etnie. A questo serve il ricordo di piazza Fontana, strage di matrice fascista, a questo serve la memoria delle vittime» , ha aggiunto Sala. «Antisemitismo, razzismo e fascismo sono veleni da contrastare. Milano è per tradizione una città aperta e solidale. Penso che la buona politica debba sempre cercare di fare i conti con la storia».

Le due vedove a Palazzo MarinoLe due vedove a Palazzo Marino

La vedova di Pinelli

Dopo anni di silenzio, nel cinquantesimo anniversario della strage di piazza Fontana, Licia Rognini, vedova di Giuseppe Pinelli, aveva espresso così i suoi sentimenti in attesa del presidente: «Quello di quest’anno è un passaggio importante, è una svolta. Ogni parola del presidente della Repubblica sarà un incentivo ad andare avanti per la democrazia. Parlare di mio marito Pino in un certo modo è anche un tassello per la democrazia». Durante un’intervista a Radio Popolare, la signora Rognini ha affermato: «Non mi aspettavo che il sindaco Sala chiedesse perdono alla nostra famiglia. È stato un bel gesto, che ci restituisce qualcosa. Io non mi aspetto niente da nessuno, quello che arriva arriva, come è avvenuto in questi 50 anni. Su come è morto mio marito la verità noi la conosciamo, noi le cose le sappiamo, poi se qualcuno ha voglia di parlare, parlerà». Al termine Licia Rognini ha commentato: «Più di quello che hanno fatto non potevano fare». Sull’incontro con Gemma e Mario Calabresi, Claudia Pinelli ha commentato: «Dopo 10 anni lì abbiamo incontrati di nuovo alla presenza del Presidente della Repubblica. Ci siamo parlati in modo normale, ci siamo raccontati, abbiamo continuato il nostro percorso. Non so se questo porterà a una convergenza, c’è rispetto per le persone che tanto hanno sofferto. Non c’è nessun percorso di riconciliazione perché le famiglie non c’entrano in quello che è successo, ci deve essere un percorso di verità e non so se questo ci porterà a condividere. Noi rispettiamo le persone e Gemma Capra e Mario Calabresi non hanno responsabilità in quello che è avvenuto allora».

Il corteo

Alle 16 è partito da piazza Scala il corteo di commemorazione: diverse centinaia i partecipanti, con in testa l’associazione dei familiari delle vittime e il presidente del consiglio comunale Lamberto Bertolè. Il corteo si è fermato proprio davanti alla Banca Nazionale dell’Agricoltura alle 16.37, orario in cui esplose la bomba il 12 dicembre 1969 uccidendo 17 persone. La folla ha osservato un minuto di silenzio. Alcuni mazzi di fiori sono stati posati accanto alla formella in memoria delle «17 vittime ordigno collocato dal gruppo terroristico di estrema destra Ordine Nuovo». Su un foglietto scritto a matita e posato a terra una donna ha aggiunto «e dello Stato ufficio affari riservati».

Luminarie spente

Le luminarie natalizie a Milano sono rimaste spente dalle 14 alle 18, in segno di lutto e di ricordo della strage. All’iniziativa hanno partecipato diverse associazioni di via dei commercianti. Spente anche le luminarie natalizie del centro città, di Corso Vittorio Emanuele, via Mercanti, via Dante, via Orefici, Corso Venezia, Corso Buenos Aires e le luci esterne del mercatino di Natale del Duomo e Piazza Scala oltre alla volta e l’albero presenti in Galleria Vittorio Emanuele II, nonché la facciata esterna della Rinascente e l’albero di luce in Piazza Duomo.

12 dicembre 2019 | 11:48

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