L’addio a Shirley, folla e commozione ai funerali della babysitter morta nell’incidente del filobus a Milano

Stringeva tra le mani un mazzo di piccole rose bianche, sabato pomeriggio, fuori dalla chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, Cristian Ghinaglia. Stringeva quel mazzo di rose e piangeva, il compagno di Shirley Ortega Calangi, la babysitter filippina di 49 anni uccisa sabato scorso a Milano nell’incidente fra il filobus dell’Atm e un mezzo dell’Amsa. «Non so come farò, non so come potrò andare avanti senza di lei», ripeteva. Senza Shirley, che da 4 anni era la sua compagna. «Le sono rimasto accanto fino all’ultimo – ricorda Cristian – fino a quando i medici hanno detto “la macchina è spenta”. Ho sperato, ho sperato fino a un attimo prima di sentire quelle parole, anche se avevano provato a dirmi che sarebbe servito un miracolo, anche se mi dicevano che dovevo cominciare a pensare che lei non ci sarebbe stata più. Ora lo so, non c’è più. E allora devo esser forte. Per me, per lei, che avrebbe voluto così».

Forte, anche se i giorni che avevo immaginato erano ben diversi da quelli senza Shirley, con il Natale che si avvicina, quel regalo che lui le aveva già comprato qualche giorno fa: «Una televisione a colori per le nostre serate passate insieme». Lui le aveva chiesto cosa desiderasse, lei aveva accennato ad una tv, «allora ero corso a comprarla, per vederla felice. È ancora là, la tv, nascosta sotto il letto, in attesa di poter scartare il pacco il 25 dicembre, insieme».

E invece l’incidente, il coma, la morte, l’ultimo saluto in una chiesa affollata di persone in lacrime. Parenti e amici arrivati da tutta Italia: sull’altare, da una foto, Shirley sorrideva, «non dimenticate di pregare per lei, ogni giorno» ha chiesto padre Ramon, sacerdote della comunità filippina, arrivato da Milano per celebrare il funerale, che si è svolto tutto in lingua Filippina. E in prima fila c’era anche il console filippino Manuel Mellejor che ha voluto ricordare che «stiamo facendo tutto il possibile per stare vicino alla famiglia e apprezzo molto anche quel che ha fatto il sindaco di Milano Giuseppe Sala, l’ho visto in ospedale e si è tenuto in contatto con noi durante tutti questi giorni». Anche il sindaco di Cassina de Pecchi Elisa Balconi e i vertici di Atm erano presenti sabato pomeriggio al funerale: «Un gesto doveroso», ha mormorato il direttore generale Arrigo Giana, prima di entrare. Atm aveva chiesto alla famiglia se i dirigenti e alcuni dipendenti potevano esserci: «Abbiamo risposto – ha chiarito Cristian Ghinaglia – che sono tutti ben accetti perché Shirley avrebbe voluto così. Se ci sono responsabilità, sono di un singolo e sarà la giustizia a deciderlo. Noi crediamo nella giustizia». La famiglia di Shirley ha già dato mandato ad un avvocato di tutelarli, ma il pensiero più urgente è ora quello di dover partire a breve per le Filippine per salutare Shirley per l’ultima volta e stare vicino a mamma Lucilla. La sorella si Shirley, Violeta, in lacrime, sabato pomeriggio si chiedeva «come potrà fare mia mamma Lucilla a sopravvivere a questo dolore? Shirley era l’ultima tra i cinque figli, la più piccola, la più amata».

E quando Shirley tornava a casa, si sedeva ancora in braccio alla mamma, per farsi coccolare, ma «prima di partire per tornare in Italia – ricorda Violeta — ripeteva alla mamma che doveva essere forte perché proprio lei, Lucilla, aveva cresciuto una figlia forte, tanto forte da lasciare tutto per partire e cercare un futuro per se e per sua figlia Angie in Italia. Affrontava tutto con forza, ma con il sorriso». E anche ieri la signora per cui Shirley lavorava come babysitter si asciugava le lacrime e ripeteva «se penso a lei, la penso che sorride. Così resterà per tutti noi».

14 dicembre 2019 | 18:04

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