Picchiato e sequestrato dal marito: arrestato in casa il coniuge violento

Tutto come da copione: il «codice rosso» attivato dalla polizia con i pm all’ennesimo intervento della Volante chiamata dai condomini, le grida, le botte, le vessazioni, persino la chiusura a chiave in casa per gelosia. E poi le menzogne, il tentativo di rovesciare sull’altro coniuge le colpe, le liti e le fughe, le riconciliazioni con la promessa che tutto sarebbe cambiato e invece il ripiombare in un clima di violenza domestica. Tutto come da copione, il «solito» caso di maltrattamenti in famiglia: tranne il fatto che la famiglia sia quella formata da due ex detenuti conosciutisi in cella e in carcere sposatisi l’anno scorso in unione civile. E che l’arrestato sia quindi uno dei due uomini per maltrattamenti ai danni del coniuge.

La sera del 20 dicembre la Volante interviene chiamata dai vicini di casa che sentono una lite furibonda in un appartamento. Non è la prima volta, e del resto subito la polizia può collegare almeno altri 4 interventi negli ultimi 8 mesi, ma stavolta gli agenti arrivano così velocemente che possono constatare direttamente l’abitazione messa a soqquadro, lo stato di agitazione e la paura negli occhi di uno dei due uomini (quello che sta seduto sul bordo del letto), e sulle braccia e sul viso i segni delle percosse.

Racconta ai poliziotti di avere appena avuto l’ennesima accesa lite con il marito, con il quale spiega di aver allacciato una relazione sentimentale sfociata nell’unione civile celebrata nel 2018 all’interno del carcere del Nord Italia dove entrambi scontavano una condanna per reati contro il patrimonio. Espiata la pena e tornati in libertà, però, si erano presentati i problemi della convivenza, il marito si era rivelato gelosissimo e violento, aveva preso a prenderlo a schiaffi, e persino (quando andava a lavorare o fare la spesa) a chiuderlo a chiave in una stanza per impedirgli di uscire.

Esasperato, il coniuge aveva lasciato l’appartamento ed era tornato a vivere dalla madre nel Sud Italia. Ma, proprio come tante volte avviene nelle coppie, aveva infine ceduto alle pressanti telefonate del marito, che gli chiedeva di tornare a casa e che in cambio giurava solennemente di voler cambiare e prometteva di non essere più violento. E invece da ottobre 2019, con il rientro a casa del coniuge, ricominciavano quasi subito le condotte violente del marito sempre asseritamente motivate dalla sua gelosia. Fino all’ultima e più violenta del solito lite. Che alla giudice Giusi Barbara, su richiesta del pm Roberto Fontana, ora ha fatto decidere l’arresto in carcere del marito, nonostante la versione alternativa sul compagno prospettata nell’interrogatorio: «Lui è un eroinomane autolesionista, si taglia con le lamette, rompe gli oggetti di casa, ho avviato le pratiche di separazione ma lui chiede sempre di proseguire la relazione perché penso sia interessato ai miei soldi, io lo amo ma lui sta con me per interesse. Effettivamente abbiamo avuto discussioni violente, effettivamente andando a lavorare chiudevo la porta a chiave lasciandolo dentro, ma ciò per sua richiesta». Tesi a cui la gup non crede: «Le sue dichiarazioni sono prive di riscontro, mentre le accuse della persona offesa sulle percosse ricevute dal coniuge sono riscontrate dai certificati medici».

28 dicembre 2019 | 04:54

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