Sunday, il rifugiato che pulisce le strade gratis: “Mi rendo utile al Paese che mi ospita”

Armato di rastrello, paletta e sacchi gialli, da tre settimane raccoglie le foglie sul viale alberato di corso Lodi. Sunday ha 35 anni, arriva dalla Nigeria ed è in Italia da due anni e mezzo. Con lo status di rifugiato vive in una comunità a Varese, ma ogni mattina prende il treno, scende a Rogoredo, e pulisce un pezzo di pista ciclabile. Più o meno dal civico 113 fino a piazzale Corvetto. “Un giorno ero qui e mi sono accorto di quanto è sporca questa zona, così ho avuto l’idea di fare qualcosa di utile per il Paese che mi ospita”. È quello che ha scritto su un cartello che lascia ogni mattina al centro della pista ciclabile, sotto un barattolo cilindrico di patatine dove raccoglie le offerte di chi passa. “Desidero integrarmi onestamente nella vostra città senza chiedere l’elemosina — ha scritto — . Da oggi terrò pulite le vostre strade, a chi volesse chiedo un piccolo contributo per il mio lavoro. Buste, scope e palette sono ben accetti. Chi avesse bisogno per qualche lavoretto può chiamarmi”.

Sunday è cattolico, e spiega l’iniziativa con una frase della Bibbia. “‘È meglio il poco del giusto che la grande abbondanza dei malvagi’ — dice sorridendo — . I soldi non sono la cosa più importante. Lo faccio per rendermi utile”. Molti passanti lo notano. Qualcuno lascia delle monete nella scatola, una donna gli mette una banconota nella mani, altri si fermano a parlarci. “Hai bisogno di scarpe o vestiti? — gli chiede una coppia di ragazzi — . Se sei qui tra mezz’ora, ti porto qualcosa”. Sunday arriva ogni mattina intorno alle 9 e resta a pulire corso Lodi fino alle due del pomeriggio. Poi torna a Varese. “Qui non pulisce mai nessuno, è sempre sporco — dice una signora — . Questo ragazzo lo vedo ogni giorno, si rende utile, è bello che qualcuno si occupi di questa zona”.

Sunday ha attraversato l’Africa e il Mediterraneo. È sbarcato in Calabria, poi è arrivato al Nord. “A Lagos ho lasciato i miei figli di 12 e 9 anni. Vivono con i miei parenti. Il mio sogno è farli arrivare in Italia, ma devo prima trovare un lavoro. In Nigeria ho lavorato per otto anni come saldatore. Qui vorrei fare una corso professionale e fare lo stesso lavoro”.
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