Medici di base non specializzati al lavoro contro la fuga dalle periferie

Medici già laureati, ma che ancora stanno frequentando il triennio di specializzazione in Medicina generale. E che potranno aprire uno studio e iniziare a esercitare, seppur su un numero di pazienti ridotto rispetto ai colleghi già diplomati e “ rodati”. È la soluzione trovata dall’Ats di Milano contro la carenza di medici di base. Un problema in atto da anni: solo nel 2019, nel territorio dell’Ats milanese (che comprende anche l’hinterland e Lodi) a fronte di 280 zone individuate come “carenti”, poiché prive del medico, solo un centinaio sono state coperte. Tanto che in città diversi quartieri, soprattutto in periferia, si sono ritrovati per molto tempo privi del medico di base. E allora. Per cercare di mettere un argine al problema l’Ats ha deciso di aprire ai medici non ancora specializzati. Ognuno potrà avere massimo 650 pazienti ( poco meno della metà rispetto al massimale di 1.500 pazienti previsto per i medici già diplomati) e dovrà comunque continuare a frequentare, fino al diploma, il corso di specializzazione, gestito non dal Miur (come le altre scuole di specialità in medicina) ma dalla Regione.

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