Milano, il maxi furto con beffa: la cassaforte resta incastrata nell’ascensore

Hanno avuto tempo per «lavorare», nella notte di Capodanno, quando il palazzo era quasi del tutto vuoto e nessuno s’è reso conto dei colpi, violenti urti contro una parete, per cercare di staccare una cassaforte dal muro. E nessun testimone, allo stesso modo, presumibilmente poco dopo, ha sentito i rumori di un’altra pesante cassaforte che veniva trascinata sul pianerottolo e infine spinta fin dentro l’ascensore, con l’obiettivo di portarla fino al piano terra. La terza cassaforte, ancor più massiccia, aveva scoraggiato i ladri perché evidentemente hanno ritenuto che in quel momento fosse impossibile provare sia a scassinarla, sia a trasportarla. Poteva essere il colpo dell’anno: sia perché gli intrusi sono entrati in quell’appartamento di corso Concordia nelle prime ore del 2020, sia perché i ladri hanno pensato di avere per le mani un bottino potenzialmente assai ingente. Le tre casseforti, alla fine, sono rimaste però inespugnabili: l’unica portata fuori dall’appartamento è rimasta infatti bloccata nell’ascensore, non è chiaro se per il peso o per qualche manovra scorretta o maldestra. Nel tardo pomeriggio del primo gennaio, una dozzina di ore dopo il tentato furto, quando i carabinieri del Radiomobile sono entrati per il sopralluogo, l’interno della casa era del tutto rovistato e in disordine.

Si tratta d’un appartamento extra lusso, con molte e ampie stanze, in un palazzo nobile a pochi metri da corso Monforte e piazza del Tricolore. Al piano sotto a quello in cui sono entrati i ladri, si trova uno degli appartamenti milanesi di Annamaria Cancellieri (ministro dell’Interno del governo Monti e ministro della Giustizia del governo Letta) che non era in città in questo periodo dell’anno. Forzando la porta d’ingresso, i ladri sono entrati nella casa di un facoltoso imprenditore con interessi nelle produzione di apparecchiature mediche, anche lui con la moglie fuori Milano per la fine del 2019. Il furto è stato scoperto dal figlio della coppia, 32 anni, che è andato nel palazzo dei genitori e ha poi chiamato il 112.

Non c’era allarme e non c’erano telecamere: le indagini dei carabinieri partiranno dunque dalla ricerca di altre riprese registrate in zona e dai rilievi su un paio di arnesi da cantiere che i ladri hanno usato per lo scasso e che poi hanno abbandonato (anche se si può prevedere che su quegli oggetti, per ora sequestrati, non verranno trovate tracce). Analizzando la dinamica del furto, si può ipotizzare che i ladri non sapessero in casa di chi stessero entrando e non avessero idea che si sarebbero trovati di fronte una situazione così «complicata»: con pochi oggetti di valore nelle stanze (dove sono rimasti i segni di una caccia frenetica alla ricerca di oro, gioielli, orologi) e soltanto quelle tre casseforti. Dovrebbero dunque essere entrati in quel palazzo soltanto perché, dall’aspetto, è uno stabile della Milano alto borghese: un po’ come accaduto quando un gruppo di ragazze rom riuscì a scassinare la casa del sindaco Giuseppe Sala (maggio 2018) o quando una gang di georgiani svaligiò l’appartamento dei genitori dell’allora ministro Matteo Salvini (agosto 2018). In entrambi i casi i ladri non avevano alcuna idea dell’«obiettivo» che avevano attaccato. È probabile che anche il tentato furto in corso Concordia sia legato a uno di quei due ambienti criminali.

3 gennaio 2020 | 07:41

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