Semisepolto a 18 metri di profondità nel cantiere M4, muore operaio

Il 24 ottobre Raffaele aveva condiviso sulla sua pagina Facebook l’articolo sul grave infortunio capitato a un collega nel cantiere di via Foppa. Un operaio di 61 anni caduto da un’impalcatura alta quasi cinque metri. Oggi quella faccia «irritata», senza altre parole, racconta di quanto tenesse alla sua sicurezza, a quella dei colleghi e di tutto il cantiere. Raffaele Ielpo, 42 anni (ne avrebbe fatti 43 il 3 ottobre), di Lauria (Potenza) ha trascorso buona parte della sua vita sottoterra, lavorando nei tunnel della metropolitana. Caposquadra della Tbm (Tunnel boring machine, la talpa) della Metro4, lavorava per il consorzio «Metro Blu» — Salini Impregilo e Astaldi — da un anno e mezzo. In passato era stato operatore della Tbm alla Cmc di Ravenna, ma anche in Toscana per l’Alta velocità, ad Oslo e al traforo del Monte Bianco. Un operaio esperto, morto in una circostanza tragica quanto sfortunata, mentre si trovava in una sorta di stanza sotterranea a meno 18 metri di profondità all’interno del cantiere del «Manufatto Tirana».

Tutto è avvenuto alle 18.39 di lunedì 13 gennaio quando Ielpo è stato travolto dal crollo di una parte del soffitto della stanza: una ventina di metri quadrati in tutto, pareti alte tre metri e collegata con un cunicolo al tunnel principale. Fatale è stato un «agglomerato di materiale» che lo ha colpito al torace, sfondandogli la cassa toracica. Una massa di terra e pietre distaccata in modo compatto dal soffitto, come un unico pesantissimo blocco. Le pareti, infatti, non erano ancora consolidate dal cemento. E anzi, sembra che l’operaio 42enne stesse proprio effettuando alcune misurazioni «a piombo» delle pareti in vista del rivestimento. Al momento del crollo non stava usando attrezzature particolari e che sembra non ci fossero operazioni di scavo in corso. Di certo con lui c’erano quattro colleghi che sono stati ascoltati a lungo dai carabinieri della compagnia Porta Magenta, guidati dal maggiore Fabio Manzo e dal tenente Alfonso Sammaria. Sono stati proprio i quattro colleghi i primi a soccorrerlo: «Era riuscito a liberarsi di parte dei detriti, l’incidente non sembrava così grave».

Quando sono arrivati i soccorritori del 118 e i vigili del fuoco, però, Ielpo aveva ormai perso conoscenza. I medici sono riusciti a trasportarlo al San Carlo, la morte poco prima delle 20. «Siamo affranti», le parole del presidente di M4, Fabio Terragni. Sull’incidente è stata aperta un’inchiesta che verrà affidata a carabinieri, vigili del fuoco e Ats. A coordinarla il dipartimento sulla sicurezza guidato dall’aggiunto Tiziana Siciliano. Il crollo potrebbe essere stato provocato dalle vibrazioni e da una «sacca» di sabbia latente nel terreno. La morte del 42enne ha due tragici primati: il primo incidente mortale del 2020 a Milano e il primo nella storia del cantiere M4. Cordoglio alla famiglia anche dal sindaco Beppe Sala: «Ho appreso poco fa della tragica morte del caposquadra che stava lavorando nel cantiere della M4 al manufatto Tirana. Voglio esprimere il cordoglio alla sua famiglia e la vicinanza ai suoi colleghi, sono profondamente costernato per quanto accaduto. Come sindaco e a nome di tutta l’Amministrazione comunale siamo a disposizione della famiglia per tutto quanto necessario in questo difficile e tragico momento». Domani cantieri fermi per lutto e messa in suffragio al campo base dei lavoratori.

13 gennaio 2020 | 20:39

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