Coronavirus, il caso dei morti al Pio Albergo Trivulzio e nelle Rsa: «Tsunami sugli over 75»

Si tratta di dati preliminari, ma sui quali la comunità scientifica può già fare qualche riflessione: «Milano si trova in una situazione particolare e per ora rimane un grande quesito aperto – spiega Carlo La Vecchia, epidemiologo e ordinario di statistica medica alla “Statale” – Con l’onda della mortalità partita tra metà e fine marzo, e che ha portato un eccesso superiore ai mille decessi, aprile di certo andrà peggio».
Ma quanto peggio?
«Anche con un’evoluzione favorevole – spiega il docente – la prima metà di aprile sarà molto pesante come eccesso di decessi, poi la curva comincerà a scendere, fin quasi ad azzerarsi a maggio». Sono giorni che il trend a Milano rimane bloccato tra le 100 e le 120 vittime al giorno. Ieri i morti sono stati 112. Significa un numero di decessi quasi tre volte sopra la media e per due terzi sono dovuti al Covid-19. È in questi giorni di aprile che il coronavirus sta martoriando la città nel modo più feroce. Dall’1 al 6 aprile i morti sono stati oltre 600.

«Paghiamo il passato»
Oggi vediamo soltanto le conseguenze di ciò che è già accaduto. «Bisogna considerare – spiega il professor La Vecchia – che dal 12 marzo, con il lockdown , abbiamo abbattuto il numero di contagi “sociali”. Sono rimasti quelli tra lavoratori (anche nei servizi essenziali e nelle aziende aperte), quelli in famiglia e i pochi per la spesa: dunque a partire dal 12 del mese scorso il numero di nuovi contagi sarà di certo crollato, ora stiamo pagando in termini di mortalità le follie fino all’8 marzo».
La certezza viene dall’evoluzione clinica della malattia: «Da quando si contrae il virus, a quando nei casi più gravi si arriva alla morte, passa circa un mese: tenendo a mente questo tempo, avremo ancora una settimana molto dura per i decessi e poi anche le morti probabilmente inizieranno a scendere».
Sarà un passaggio chiave, soprattutto se si inizia a considerare la possibilità di riaprire alcune attività: «Il riaprire c’entra poco con il come sta andando l’epidemia – riflette il professore – di certo non parliamo di riaprire lo stadio. Ma con strutture sanitarie adeguate e le giuste protezioni e le giuste regole, tra non molto si potrebbe tornare a lavorare».

Vittime e inchieste
Un tema che rimane aperto e critico è quello delle residenze per anziani, dove il contagio è dilagato e le vittime aumentano giorno dopo giorno. Ieri le salme «accumulate» al Trivulzio (come dimostrano le foto in queste pagine) erano arrivate a 40. E anche il Trivulzio, dove arriveranno gli ispettori del ministero, è stato al centro di una riunione in Procura del pool reati contro i soggetti deboli, guidato dall’aggiunto Tiziana Siciliano. Le case di riposo sono diventate epicentri dell’epidemia a Milano, e su questo i magistrati hanno raccolto denunce, segnalazioni e notizie giornalistiche: oltre che sul Trivulzio e il Don Gnocchi, ieri sono state aperte indagini anche sulle residenze per anziani del Comune al Corvetto e sugli «Anni azzurri» a Lambrate.
Reati ipotizzati: diffusione colposa di epidemia e violazione delle norme per la sicurezza sul lavoro, che hanno conseguenze sia sui dipendenti, sia sugli utenti.

«Prima e dopo»
Per comprendere come si stia muovendo l’onda del Covid-19 su Milano e quante vite si stia portando via negli ospedali, nelle residenze per anziani e negli appartamenti privati, bisogna tornare indietro di un mese: alla prima settimana di marzo, gli ultimi sette giorni che possono essere considerati ancora «standard» per numero di decessi. È un momento in cui il contagio dilaga, la malattia si insinua, ma i morti ancora non si «vedono».
Quella settimana a Milano (dati Istat) muoiono 272 persone, dunque appena sotto la media dei 40-45 decessi al giorno. Dall’8 marzo si può identificare la prima linea che segna un prima e un dopo: nella seconda settimana del mese scorso i decessi salgono a 393 (media di 56 al giorno), nella terza a 374 (53 al giorno). A far alzare i dati dei defunti è una sola categoria: persone sopra i 75 anni.
Incrociando fonti dell’Istituto di statistica e dell’anagrafe comunale, il Corriere è in grado di anticipare quel che sta accadendo in aprile, ed è un passaggio che segnerà un altro confine.
Lo stiamo vivendo proprio in questi giorni, nel cuore nero dell’epidemia e nel momento delle conseguenze più violente: ieri a Milano sono morte 112 persone in un solo giorno, tra l’1 e il 6 aprile i decessi sono stati sempre tra i 100 e i 130 al giorno, vuol dire che alla fine saranno oltre 700 morti in una settimana, quasi tre volte più del normale.

7 aprile 2020 | 09:13

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