Montanelli, presidio del collettivo femminista in piazza della Scala: «Decolonizziamo la città»

Collettivo femminista in piazza della Scala, di fronte al Comune di Milano. «Non Una di Meno» ha organizzato un presidio, che s’inserisce nel dibattito sull’opportunità di rimuovere la statua di Indro Montanelli all’interno dei giardini pubblici intitolati al giornalista. «Noi vorremmo togliere la statua in quanto celebrazione della violenza razzista e sessista», ribadisce Elena di Non Una di Meno, che ammonisce però: «Non riduciamo tutto alla statua di Montanelli. Con questo presidio vogliamo avviare una seria discussione sulla decolonizzazione dello spazio urbano della città, perché la nostra metropoli è abitata e attraversata ogni giorno da un modello di normalità molto diverso da quello che difende il gruppo di potere. Questa città è abitata da tantissime persone, soprattutto ragazze giovani che ormai sono meticce e hanno genitori che provengono da ogni parte del mondo. In mancanza di un serio ragionamento sul colonialismo, pensiamo di poter negare la rappresentanza sociale e politica a persone che sono nate e cresciute qua?». «Rivogliamo i giardini di Porta Venezia», «Decolonize the city per una Milano antirazzista antirazzista e transfemminista», «Se la bambina di 12 anni fosse stata bianca il suo stupro sarebbe stato un errore?» e «il colonialismo e’ stupro» sono alcuni dei messaggi che si leggono sui cartelli dei circa trecento manifestanti.

Circa trecento persone si sono riunite sotto Palazzo Marino. «Noi siamo contrari al fatto che ci siano monumenti celebrativi di razzismo, stupro e pedofilia» spiega Elena, attivista del collettivo, «e vorremmo togliere la statua come celebrazione della violenza sessista e razzista. Ma non vogliamo ridurre tutto alla statua di Montanelli – aggiunge -. Con questo presidio vogliamo avviare un dibattito una seria discussione sulla decolonizzazione dello spazio urbano della città. Questa città è abitata da tantissime persone, soprattutto ragazze giovani che ormai sono meticce e hanno genitori che provengono da ogni parte del mondo. In mancanza di un serio ragionamento sul colonialismo, pensiamo di poter negare la rappresentanza sociale e politica a persone che sono nate e cresciute qua?». Tra i numerosi cartelli e striscioni, tanti che chiedono la decolonizzazione della città, ma anche «rivogliamo i giardini di Porta Venezia» e «Se la bambina di 12 anni fosse stata bianca il suo stupro sarebbe stato un errore?».

16 giugno 2020 | 19:48

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