Siria Trezzi: «Nessun favore, volevo il verde». L’ex sindaca di Cinisello si difende

Lo ha ribadito anche ieri: «Il mio sogno era donare un polmone verde a Cinisello Balsamo». Siria Trezzi, ex sindaca del Comune dell’hinterland finita agli arresti domiciliari venerdì con accuse di corruzione, ha risposto ieri alle domande del gip di Monza Patrizia Galucci, rilanciando la linea difensiva già sostenuta pubblicamente in passato, quando dichiarò di essere stata raggiunta dall’avviso di garanzia: «Ho agito per il bene della città, e con le mie scelte ho fatto risparmiare denaro pubblico ai cittadini». Nel frattempo l’esponente Dem un passo indietro ha deciso di farlo, e con una lettera indirizzata al sindaco metropolitano Beppe Sala, ha rimesso la sua delega alla Mobilità alla Città metropolitana di Milano. Nel merito dei reati ipotizzati dal pm Salvatore Bellomo, però, Trezzi, difesa dall’avvocato Vinicio Nardo, ha ribadito la sua estraneità.

Le accuse della procura di Monza sono piuttosto pesanti, e si basano su indagini documentali, intercettazioni telefoniche e ambientali. In una di queste, per esempio Roberto Imberti, marito dell’ex sindaca (anch’egli agli arresti domiciliari), riferisce che «da questa storia — a proposito del piano di intervento urbanistico sulle aree agricole dell’Ovocoltura e del Grugnotorto — ci guadagno tra i 250 e i 300 mila euro». Secondo le accuse (per fatti risalenti nel 2015) Imberti avrebbe rivestito il ruolo del «faccendiere», come intermediario tra l’imprenditore Paolo Cipelletti, il terzo indagato raggiunto da misura cautelare degli arresti domiciliari, e la moglie Siria Trezzi, all’epoca sindaca pd dell’ex roccaforte della sinistra caduta e passata al centrodestra (come la confinante Sesto San Giovanni) alle ultime amministrative.

La promessa illecita sarebbe stata stretta essenzialmente tra Imberti e Cipelletti. Quest’ultimo avrebbe ottenuto grossi vantaggi in termini economici e di volumetrie dalla cessione dell’area verde del Grugnotorto (con una presunta «supervalutazione fino a 16 milioni») e dalla riqualificazione dei terreni dell’Ovocolutura.

Imberti avrebbe dovuto fare pressioni sulla moglie, per ottenere benefici in termini di business e lavori alle imprese delle sue cooperative. Trezzi e Imberti, in sede di interrogatorio di garanzia, hanno deciso di dare la loro versione (dove anche il secondo avrebbe detto di agire per il bene pubblico), mentre Cipelletti e gli altri due coinvolti, l’ex assessore ai Lavori pubblici Ivano Ruffa e l’ex consigliere comunale Franco Marsiglia, entrambi del Pd, hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. «La mia assistita ha chiarito di avere seguito la procedura che le è stata contestata perché così riusciva a ottenere vantaggi per la collettività con l’acquisizione del parco che è un’area dismessa», ha dichiarato l’avvocato Nardo, prima di aggiungere che Siria Trezzi «è molto provata per questa accusa che arriva a distanza di anni, visto il suo impegno che è stato sempre a favore della collettività, ma si è dimostrata molto combattiva».

22 giugno 2020 | 20:07

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