Futuro e reinserimento: il «piano della speranza» per i figli dei mafiosi

È stata la Lombardia la prima regione del Nord dove la moglie e la figlia di un uomo della mafia sono state sottoposte a programma di protezione dopo anni di vessazioni e soprusi, ed è sempre la Lombardia la prima ad adottare il protocollo «Liberi di scegliere» per aiutare i familiari dei mafiosi che vogliono recidere le radici con il passato e dare ai loro figli un futuro diverso da quello criminale nella cosca. «Liberi di scegliere rappresenta una speranza», spiega Monica Forte (M5s), presidente della Commissione antimafia del Consiglio regionale della Lombardia, che ha promosso una risoluzione approvata nei giorni scorsi all’unanimità dall’assemblea. «Il destino dei figli delle famiglie mafiose è spesso segnato — aggiunge l’esponentepentastellata —: per i maschi l’educazione inizia già a 12-15 anni con l’addestramento all’uso del coltello, per progredire poi in quello delle armi, fino al primo omicidio che consente di scalare la gerarchia nella famiglia. Per le donne è di sposare il figlio di un’altra cosca in modo da cementare un’alleanza».

Il protocollo nasce in Calabria nel 2012 su iniziativa del presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, Roberto Di Bella, con l’obiettivo di «favorire la rieducazione e il reinserimento dei figli dei mafiosi attraverso percorsi di sostegno e inclusione sociale», come ricorda Forte nella sua relazione al Consiglio regionale. Quando si rendevano conto che il futuro dei loro figli non poteva che essere quello del carcere oppure di essere uccisi, furono le stesse madri a chiedere all’allora pm della Dda di Reggio Calabria Alessandra Cerreti, quindi allo Stato, di aiutarle. La soluzione, complessa giuridicamente e materialmente, vide la collaborazione tra Procura, Tribunale per i minori, Ministero dell’interno e associazioni antimafia quali Libera per collocare i figli e le madri in località segrete per proteggerli dalla famiglia mafiosa. Un accordo con la Regione Calabria e la sigla del protocollo d’intesa hanno poi istituzionalizzato l’iniziativa che a, livello centrale, è stata sottoscritta da Presidenza del Consiglio dei ministri, Direzione nazionale antimafia, Conferenza episcopale e da Libera.

Nel 2018, il coordinamento nazionale delle Commissioni regionali antimafia ha iniziato a lavorare perché anche le altre regioni adottassero il protocollo. «La caratteristica della ’ndrangheta, oggi l’organizzazione mafiosa più potente a livello nazionale, tra le prime a livello internazionale ed anche la più presente nella nostra regione, è il vincolo mafioso che coincide con il vincolo di sangue», scrive forte nella relazione. Per rompere un legame così forte sono necessari molto coraggio e una forte motivazione. Lo stato garantisce protezione e un nuovo percorso di vita attraverso tutta una serie di strumenti educativi che prevedono percorsi di scolarizzazione e di socializzazione e un supporto psicologico per insegnare i valori costituzionali, le regole delle convivenza civile, fornendo quindi «gli strumenti che li rendano liberi di scegliere il proprio futuro nella legalità», conclude la presidente della Commissione antimafia lombarda, organismo che ha audito il pm Cerreti, che ora lavora alla Dda di Milano, ufficio che ha collaborato con Forte. La risoluzione approvata dal Consiglio lombardo impegna la Giunta su interventi legislativi che consentano «la realizzazione di progetti appropriati di accoglienza, cura e protezione per i minorenni coinvolti» e a promuovere la sottoscrizione del protocollo di intesa «Liberi di scegliere».

22 giugno 2020 | 07:51

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