Meyer rialza il sipario della Scala: “Ma al nostro teatro serve aiuto, il governo intervenga”

Dominique Meyer, sovrintendente alla Scala, che cosa dirà domani sera prima dell’inizio concerto al pubblico della Scala, che torna in teatro dopo tre mesi di pausa forzata?

“Una cosa semplice. È chiaro che durante tutto questo tempo, tutti hanno avuto delle idee, penso allo streaming, per esempio, ma non c’è niente di più importante e di bello che sentire suonare dal vivo in un teatro. Ho fatto questa esperienza già un mese fa quando abbiamo realizzato il primo concerto con i Wiener Philharmoniker, mi erano venute la lacrime agli occhi. Dopo tre mesi di dieta sentire il suono degli strumenti e quello dei cantanti è una cosa meravigliosa. È un fatto simbolico, non si può dire che ricominciamo con l’attività piena perché è impossibile in questo momento”.

Si ricomincia, ma solo con seicento posti. Dobbiamo scordarci gli spettacoli che hanno reso glorioso questo teatro?

“Per il momento, dobbiamo andare avanti un passo dopo l’altro. E trovare un giusto equilibrio. Dobbiamo essere all’altezza della Scala, ma anche per non mettere in difficoltà i suoi dipendenti. In queste settimane, per esempio, abbiamo lavorato molto su come distribuire i posti degli spettatori. Su ogni biglietto sono indicate le entrate e le uscite diversificate per quel posto”.

Meyer rialza il sipario della Scala: "Ma al nostro teatro serve aiuto, il governo intervenga"

Dominique Meyer

Come vi siete organizzati?

“Ci sarà la possibilità di assistere agli spettacoli in coppia. Siamo riusciti in pochi giorni a mettere a punto un sistema. Mi fa piacere vedere che altri teatri come il Maggio Musicale Fiorentino stanno seguendo la stessa strada. È chiaro che sui progetti dell’autunno c’è ancora l’incognita degli effetti del distanziamento e dell’impatto che avrà sulla biglietteria. È un argomento sul quale non si può scherzare”.

Avete annunciato un voucher per risarcire gli abbonati degli spettacoli persi la scorsa stagione. Visti i posti limitati rischiate di non incassare per un pezzo dalla biglietteria. È per questo che ha rinviato la presentazione della prossima stagione?

“Annunceremo i titoli della prossima stagione dopo l’estate. Dipenderà dal numero delle recite che riusciremo a fare. Per garantire i diritti degli abbonati e la vendita dei biglietti. Il problema esiste, ma stiamo studiando come risolverlo. Con possibilità alternative. Ma c’è un punto di ottimismo. I primi risultati di un sondaggio ci dicono che gli abbonati hanno una gran voglia di tornare alla Scala”.

Dobbiamo aspettarci meno recite?

“Abbiamo già dovuto fare undici versioni diverse della prossima stagione. Così abbiamo scenari pronti per i diversi sviluppi possibili della situazione sanitaria e delle decisioni politiche”.

Cosa chiede la Scala al governo?

“Un aiuto per compensare le perdite di entrate della biglietteria che saranno ineluttabili. Un terzo del pubblico straniero non ci sarà più. Una parte importante dei finanziamento del teatri dipende dagli incassi della biglietteria. L’ipotesi è che ci saranno dieci milioni di ricavi in meno. La Scala ha bisogno che ci siano regole chiare sul distanziamento. Abbiamo bisogno di un finanziamento straordinario per compensare le perdite. Che arrivi dal Fus o da altro poco importa. Siamo felici che gli sponsor abbiano capito la situazione e vogliano andare avanti, ma il momento è difficile. Ma sia chiaro non chiediamo solo soldi, faremo anche degli sforzi per uscire da questa trappola”.

I sindacati sono, però, già sul piede di guerra e minacciano lo stato di agitazione. Che cosa risponde?

“Abbiamo già detto ai sindacati che faremo i concorsi del caso. Vorrei, però, calmare questa preoccupazione che penso nasca da una paura. Per esempio, la prova finale dei concorsi per i solisti dell’orchestra si svolgerà in buca con tutta l’orchestra”.

Riaprire con quattro concerti di canto. Altre orchestre si sono già mosse e c’è chi si domanda: cosa aspetta la Scala a battere un colpo?

“L’epidemia non è uguale dappertutto e la Scala è una grande struttura. Noi abbiamo deciso di fare le cose in ordine. Abbiamo fatto i protocolli di rientro dei lavoratori. Abbiamo già cominciato a lavorare in palcoscenico e per organizzare questi quattro concerti c’era una finestra corta.
Vogliamo essere pronti a partire a settembre per il Requiem di Verdi”.

Anche nella lirica esiste il problema degli artisti meno noti senza sostegni quando gli spettacoli vengono cancellati. In Austria c’è una legge. Propone al governo di farne una anche in Italia?

“Abbiamo potuto proteggere i dipendenti con la cassa integrazione, ma rimangono gli artisti pagati a cachet che sono altrettanto importanti e ai quali bisogna dare una mano. Serve una prova di solidarietà per questi artisti che non vengono pagati in caso di cancellazione per forza maggiore. Molti non guadagnano da sei mesi. Non è accettabile. Siamo tutti bloccati per motivi legali, dobbiamo trovare una soluzione”.

Ci sono artisti che il pubblico della Scala attende da anni. È previsto qualche ritorno della prossima stagione e l’inizio di nuove collaborazioni?

“Le posso anticipare una buona notizia. Il ritorno di Antonio Pappano alla Scala per dirigere un’opera. Sarei felicissimo di poter concepire anche altri progetti con lui. E per l’autunno aspettiamo Thielemann e il ritorno di Zubin Mehta. Tra l’altro, stiamo lavorando alle stagioni 2024/25 e il direttore musicale Riccardo Chailly sarà molto presente. Intanto già dalla prossima stagione inizieremo un ciclo di opere barocche italiane. La cosa bella è che ci sono tanti grandi artisti che mi stanno dicendo che hanno una gran voglia di tornare alla Scala”.

C’è un piano B se per sfortuna in autunno dovesse ritornare l’emergenza? L’inaugurazione del 7 dicembre è al sicuro?

“Abbiamo preparato anche un piano B con una formula diversa, è un progetto alternativo in base a quanti artisti potranno lavorare sul palcoscenico. Abbiamo già dovuto rivedere la programmazione dei balletti. Per il 7 dicembre saremo pronti anche se non possiamo sapere quale sarà l’evoluzione dell’epidemia”.

Quale è stato il momento più brutto di questo periodo?

“Annunciare al pubblico dopo la prima del Turco in Italia che la recita de Il Trovatore non sarebbe andata in scena. Un altro momento molto duro per me è stata la morte di Luca Targetti propria a causa del Covid. Lo avevo visto poco tempo prima seduto in platea”.

La Scala trasmetterà in futuro le opere in streaming?

“È un progetto che va fatto, ma queste cose non si fanno con un colpo di bacchetta magica. È un mezzo che conosco molto bene perché l’ho sperimentato a Vienna dove lo abbiamo fatto con le scuole. Un progetto che va fatto con la Rai. Presto vorrei anche introdurre i tablet in sala per gli spettatori stranieri”.


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