Arrestato a Milano presunto radicalizzatore islamico, diffondeva sui social le azioni di Daesh: “Grazie Allah per il Covid”

Un radicalizzatore islamico, impegnato negli ultimi cinque anni a propagandare sulle piattaforme social la Jihad e le azioni di Daesh, l’autoproclamato Stato islamico, gruppo terroristico salafita. Nel corso della notte i carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Milano hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 38enne italiano, Nicola Ferrara, originario di Canosa di Puglia e residente a Milano, “Issa”, come aveva scelto di farsi chiamare, impiegato in un parcheggio a pagamento nel capoluogo lombardo, indagato per “istigazione a delinquere aggravata dall’uso del mezzo telematico”, con l’aggravante della finalità di terrorismo internazionale. In un’intercettazione dello scorso 27 marzo avrebbe commentato che l’emergenza Covid “è una cosa di Allah, una cosa positiva” perché “la gente sta impazzendo” e per i non musulmani “tutto l”haram’ (ciò che è vietato, ndr) adesso è difficile farlo”, ossia sono stati tolti loro i vizi come “fumare, bere e andare in giro, che caratterizzano il loro stile di vita”.

L’attività investigativa dei carabinieri, che hanno operato su delega del gip Guido Salvini e sulla base della richiesta dei pm Alberto Nobili, Piero Basilone e Leonardo Lesti, avrebbe consentito di documentare l’attività del 30enne che, “aderendo pienamente all’ideologia estremista di matrice salafita, si è impegnato nel diffondere il credo propugnato dall’autoproclamato Stato Islamico, esaltandone le gesta in chiave apologetica e istigando i propri interlocutori a unirsi al jihad globale contro i miscredenti”. Tutto utilizzando soprattutto social network come Facebook e la piattaforma “SoundCloud” per condividere immagini e documenti audio/video di esaltazione delle azioni violente del Daesh. Una propaganda definita “ossessiva”, con immagini di Bin Laden, delle Torri Gemelle, di Al Bagdadi, di foreign fighters, di donne col mitra in mano, di bambini armati che giurano di uccidere i “miscredenti”.

La pericolosità dell’indagato, secondo le accuse, sarebbe confermata dal fatto che era inserito in un circuito relazionale – sia nazionale, sia internazionale – particolarmente qualificato, “composto da una rete di persone dedite alla sistematica propaganda a favore dello Stato Islamico e dell’esaltazione del Jihad mediante la condivisione di post e commenti sui social”. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Ferrara si era trasferito a Milano dalla provincia di Barletta-Andria-Trani nel 2011 e nel 2015 era già ad un buon livello di “radicalizzazione estrema”, come confermato da intercettazioni e pedinamenti condotti dai Ros milanesi. Il cambiamento radicale nei comportamenti di Ferrara, cominciato dopo alcuni viaggi in Qatar ed Emirati, si è realizzato compiutamente nel 2015, proprio quando l’Isis era al massimo della sua pericolosità. Andando avanti col tempo Ferrara si è poi convinto di dover applicare la taqyya, cioè la dissimulazione, passando dall’ostentazione della veste araba al ritorno ai vestiti occidentali, e raccomandando ad alcuni conoscenti: “Fuori devi mostrare il sorriso mentre dentro li maledici”, con riferimento ai ‘miscredenti occidentali’.

Sempre secondo le indagini, Ferrara avrebbe tentato anche di indottrinare due minorenni che come lui frequentavano il centro culturale islamico Al Nur di via Carissimi, in zona viale Zara, un centro di orientamento sunnita frequentato soprattutto da cittadini bengalesi. “Bisogna frequentare la moschea perché la preghiera di gruppo vale 27 volte quella fatta solo in casa”, diceva. E se uno rispondeva: “Ma io vengo solo la sera perché devo andare a scuola”, Ferrara ribatteva: “Il tempo lo trovi”. Entrambi i ragazzi, non ancora 18enni, venivano da lui convinti a radicalizzarsi anche e soprattuto tramite i “mezzi telematici”, ovvero i social come Facebook, WhatsApp e Telegram. Il tentativo di proselitismo e di istigazione ad atti di terrorismo, ipotizzato dagli inquirenti della procura milanese (della sezione specializzata guidata da Alberto Nobili) era quasi “ossessivo”, soprattutto nei confronti di uno dei due, che peraltro, per sua stessa missione aveva “sia mamma che papà italiani”. Il primo passo verso la radicalizzazione era però frequentare la moschea. E se il diciassettenne ribatteva di dover fare un lungo tragitto per raggiungerla, Ferrara rispondeva: “più è lontano è la Moschea e più è grande la ricompensa”. Nei confronti del 38enne il gip di Milano, Guido Salvini, ha disposto l’immediata carcerazione.


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