Negata la semilibertà a Vallanzasca: “Ma potevo essere utile a qualcuno”

“Quell’etichetta continua a perseguitarmi. Per tutti resto il bandito. Eppure di anni ne sono passati tanti”. Oltre cinquanta, se è per questo, dietro le sbarre. Non abbastanza, però, per il Tribunale di Sorveglianza di Milano, che lo scorso 23 giugno ha rigettato la domanda di libertà condizionale o semilibertà per Renato Vallanzasca. L’aveva presentata, per conto del 70enne ex boss della Comasina, l’avvocato Davide Steccanella, allegando una lettera autografa del detenuto, scritta dal carcere di Bollate.Riflessioni, non inedite, sul senso di una carcerazione lunghissima, anche autoironica sull’inizio e sugli anni ruggenti della propria carriera criminale: “Il bambino del circo – scrive Vallanzasca riferendosi alla sua prima bravata, commessa quando aveva 7 anni – ha fatto il suo tempo, così come il bel René”. La richiesta era quella di “un percorso in comunità, magari per poter essere utile a chi, più giovane di me, potrebbe trarre qualche giovamento dalla mia vita assurda”. In calce alla lettera, l’ergastolano rivendicava la sua scelta di non essersi mai rivolto ai parenti dei due poliziotti uccisi durante gli anni Settanta, “il silenzio che si deve come il massimo rispetto per le vittime”.

Scarica il documento

Nonostante due comunità, “Il Gabbiano” e la “Cooperativa sociale Opera in fiore”, si fossero dichiarate pronte ad ospitarlo, la domanda è stata respinta, con conseguente polemica rinuncia al mandato da parte di Steccanella. Manca, per il collegio presieduto dal giudice Carmela D’Elia, il requisito del “sicuro ravvedimento” di Vallanzasca, cui viene ancora attribuita una elevata “pericolosità sociale”, una “prematura e continua devianza che è accresciuta nel corso degli anni e lo ha accompagnato durante tutta la vita”.E ancora, la condotta carceraria tutt’altro che limpida, culminata nell’arresto in flagranza del 2014 per rapina impropria all’Esselunga di viale Umbria. Soprattutto, all’ex Bel René viene imputato proprio il silenzio coi parenti delle vittime, l’assenza di “una qualche manifestazione esterna tesa a ricucire” le ferite. Spiega la sentenza che non basta una elaborazione interiore: “il dolore, questo dolore, seppur personale, deve diventare tangibile”, mentre, al contrario, “non risulta affatto provato che Vallanzasca abbia risarcito le vittime dei reati”.

Quanto alla semilibertà, il Tribunale di sorveglianza non è disposto a concedere una seconda possibilità dopo quella “briciata” dall’arresto di sei anni fa. Amaro il commento di Steccanella: “La legge prevede la seconda chance per il dettato costituzionale e dopo sei anni gli va data e sarà l’ultima, Sennò la costituzione non vale più e allora tanto vale la pena di morte”
 


social experiment by Livio Acerbo #greengroundit #repubblicait https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/07/09/news/vallanzasca_chiede_di_uscire-261457595/?rss