Caso camici, la difesa del colosso degli appalti regionali Aria: “Dimostrabile fino all’ultimo euro”

Una superholding che, ogni anno, muove appalti tra nove e dieci miliardi di euro. Una cifra pari, se non più alta, a quella mossa da Consip a livello nazionale. È Aria, la centrale acquisti del Pirellone, il cui operato in questi giorni è sotto la lente d’ingrandimento della magistratura per l’inchiesta sui camici forniti dalla Dama spa, nella quale il governatore Attilio Fontana è indagato per frode in pubbliche forniture. “Giusto che la magistratura controlli, ma è tutto rendicontato fino all’ultimo euro – assicura allora Francesco Ferri, presidente di Aria – . Durante l’emergenza abbiamo acquistato 28 milioni di camici, seguendo le procedure del governo”. Con “deroghe al codice degli appalti”, puntualizza, fatte in base “alle indicazioni della presidenza del Consiglio”.

rep

in riproduzione….

Quel che certo, è che la procura vuol vederci chiaro, nel lavoro di questa mega holding nata un anno fa dalla fusione di Arca, la “vecchia” centrale acquisti di Palazzo Lombardia, con Lombardia informatica, la controllata regionale che si occupa dei sistemi informatici, a cui dallo scorso 1 luglio si è aggiunta anche Infrastrutture Lombarde, il braccio “armato” del Pirellone sul fronte dell’edilizia pubblica e sanitaria. Un colosso sul fronte degli appalti, certo. Ma anche un terreno di spartizioni politiche, all’insegna del classico manuale Cencelli, con le forze di maggioranza ben attente a dividersi le sfere di influenza. E allora: a capo di Aria c’è appunto, da due anni, Francesco Ferri, imprenditore brianzolo, negli anni passati ai vertici di Confindustria Giovani, salito agli onori delle cronache tre anni fa. Quando Silvio Berlusconi lo scelse per fare da “talent scout” dei nuovi azzurri: doveva essere, Ferri, il nuovo volto del nuovo partito. Oggi, presiede il cda di Aria nel quale ritroviamo, tra gli altri, Marilena Ganci, dirigente d’azienda che nel 2014 è stata assessora della giunta provinciale di Guido Podestà. E Davide Rovera, varesino oggi leghista di ferro, ex numero uno di Lombardia Informatica.

rep

Rovera ha un passato che gravita nella sfera degli ex An, con la collaborazione nel 1994 a Roma con Giuseppe Tatarella, all’epoca maggiorente degli ex- missini nonché ministro delle Telecomunicazioni del primo governo Berlusconi. Ed effettivamente gli ex An (oggi Fratelli d’Italia) sembrano avere una buona dose influenza all’interno della super holding: l’avevano, del resto, già in Lombardia Informatica, i cui manager per molti anni sono stati vicini ai fratelli Ignazio e Romano La Russa. Fu proprio grazie a questo che nel 2005 il call center della Regione ( ora esternalizzato) incaricato di gestire il numero verde per prenotare visite ed esami, fu collocato non in Lombardia. Ma a Paternò, in Sicilia, cittadina- feudo dei La Russa.

rep

Fino a poche settimane fa, dg di Aria era Filippo Bongiovanni: il manager, ex finanziare voluto dall’allora governatore Roberto Maroni per assicurare il rispetto delle regole, ha rimesso il mandato dopo l’iscrizione nel registro degli indagati. Per coprire la sua posizione, è stata avviata a metà luglio una procedura pubblica. Termine ultimo, le 23,59 di domani. In pole position, per l’incarico, fino a qualche giorno fa c’era Roberto Soj, altro ex manager di Lombardia Informatica, oggi direttore dei Servizi Ict di Aria, anche lui in quota ex An. Nei giorni scorsi è stato però condannato a 3 anni e 8 mesi per la bancarotta di Aipa, una società privata che per conto di molti Comuni italiani riscuoteva i tributi. La sua nomina, quindi, a oggi sembra difficile.


social experiment by Livio Acerbo #greengroundit #repubblicait https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/07/30/news/caso_camici_la_difesa_del_colosso_degli_appalti_regionali_aria_dimostrabile_fino_all_ultimo_euro_-263249639/?rss