Mind: il futuro in costruzione nell’area Expo, così sta nascendo la cittadella post-covid

Il primo quartiere della città della scienza e dell’innovazione, che nel 2023 dovrebbe ospitare già ventimila “abitanti”, nascerà lì, in questa fetta dell’ex sito Expo abbracciata alla fermata del metrò della Fiera, dove oggi 300 operai divisi su tre turni stanno lavorando 24 ore su 24 per costruire il nuovo Galeazzi. West Gate, lo chiamano. Ormai, lo vedi da lontano lo scatolone grigio sormontato dalle gru: è arrivato a 11 piani dei 16 previsti, ma si arrampicherà ancora fino a diventare un ospedale-torre alto oltre 90 metri. E a un massimo di 100 metri sarà appuntato il tetto dei palazzi di uffici e delle 500 residenze in affitto per giovani coppie o ricercatori di Human Technopole che potranno fermarsi anche solo qualche mese e dell’hotel che servirà ai parenti dei pazienti che, insieme alla porzione iniziale di parco (a queste latitudini sarà dedicato a “cibo e salute” con orti e farmer’s market), spunteranno dall’altro lato del Decumano trasformato in zona car free. Il piano urbanistico ha segnato il limite teorico della scalata al cielo dei palazzi a quota 200 metri, come la torre Allianz a Citylife, per capirsi.

Mind: il futuro in costruzione nell'area Expo, così sta nascendo la cittadella post-covid

Ma Mind, in fondo, ha sempre avuto l’ambizione di essere un laboratorio per la smart city del futuro. E anche i giganti australiani di Lendlease, che a giugno hanno firmato ufficialmente il contratto per sviluppare tutta la parte privata dell’area per 99 anni, hanno adattato la progettazione di questo primo lotto modellando gli edifici per la nuova normalità imposta dal Covid. Per ora, quindi, meglio non seguire troppo le vertiginose rotte verticali dei grattacieli svuotati dallo smart working che, con i numeri da tutto esaurito di un tempo, qualche problema per l’utilizzo degli ascensori, per dire, lo avrebbero creato. Non per il primo distretto privato che, quando sarà finito, avrà un valore di circa un miliardo e dal 2021 avvierà il motore. “L’ambizione è quella di creare uno dei primi sviluppi immobiliari che parte in un’ottica post Covid integrata al design. Almeno in questa fase costruiremo palazzi non troppo alti, di dimensioni più vivibili, utilizzando un processo di digitalizzazione che ci permetterà di assemblare le parti come pezzi di un gigantesco meccano”, dice Stefano Minini, il responsabile per Mind di Lendlease. E anche per gli uffici “la sfida è quella di ripensarli aumentando gli spazi fruibili all’aria aperta”. Sfruttando una delle caratteristiche dell’intero masterplan firmato da Carlo Ratti: tutti gli edifici dovranno avere un common ground, un piano terra comune, appunto, e aperto ai diversi usi.

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Dopo che anche il tempio del Nepal è stato smontato e rispedito a casa, dei padiglioni che cinque anni fa ospitarono il mondo l’unico Paese ancora senza destino è quello della Polonia. In piedi, lungo il Decumano che diventerà un parco lineare, restano ancora altri punti di riferimento del 2015. Ma anche quelli, dall’inizio dell’autunno, cominceranno a sparire: via il Padiglione Zero, via l’Expo center in modo da preparare il terreno all’avvio delle ruspe del primo quartiere che inizierà a essere realizzato nel 2021 come un Mind in miniatura. Via, dall’altra parte del sito verso la collina verde, le palazzine dell’Unione europea affacciate sul Cardo e i cluster delle Isole e del Mediterraneo per essere pronti, una volta che anche questo iter sarà completato, a far venire su il campus con le facoltà scientifiche della Statale. Per ora resistono gli scatoloni convertiti in studi tv, dove selezioneranno i talenti di X Factor o Antonino Cannavacciuolo registra le sue lezioni da chef. Ma per il resto, bisogna fare pulizia. Anche il palco per i concerti montato dove sorgeranno gli impianti sportivi dell’università, lo hanno portato via: impossibile chiudere con il botto con Vasco Rossi. Perché per Mind, racconta Marco Carabelli, il direttore generale di Arexpo — la società guidata dall’ad Igor De Biasio che possiede i terreni e fa da regia all’intero processo di conversione — adesso “si apre una nuova fase, quella della preparazione ai grandi cantieri”.

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In realtà gli operai sono già tornati sull’ex sito di Expo che sta sempre più cambiando pelle per diventare Mind: il Parco della scienza e dell’innovazione che prevede un investimento complessivo nei prossimi dieci anni di cinque miliardi tra parti pubbliche — l’ospedale, il centro di ricerca per le scienze della vita, il campus della Statale — e quelle private. In questo momento sono 500, divisi su diversi lotti, ma il ritmo salirà mano a mano che ci si avvicinerà al 2021. “Uno sviluppo per tappe”, spiega ancora Carabelli, “ma con una visione e un approccio unitario”. Dopo i mesi di stop forzato per il Covid, si lavora al Galeazzi. E si lavora attorno a Palazzo Italia, la casa di Human Technopole in cui già vivono gli scienziati dei Big Data. Una parte degli edifici del Cardo, che diventeranno laboratori, sono ancora impacchettati, come la struttura che ospiterà giganteschi microscopi. Saranno terminati tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, quando i ricercatori inizieranno a entrare anche in quelli che vengono chiamati incubator labs: prefabbricati molto tecnologici — proprio domani le ditte incaricate da Arexpo partiranno con i basamenti — che spunteranno attorno all’Albero della vita. In attesa che anche il palazzo della ricerca firmato dai Piuarch, che da solo potrà accogliere 800 scienziati (la consegna a inizio 2025), venga costruito nel punto in cui nel 2015 c’era l’orto verticale del padiglione di Israele.

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L’orizzonte è fissato al 2029-2030 quando, secondo le previsioni di Arexpo, da qua passeranno 60 mila persone al giorno tra studenti della Statale (20 mila compresi i docenti e il personale), medici, ricercatori, addetti delle diverse aziende che apriranno sedi e succursali. I primi abitanti, però, inizieranno ad arrivare già nei prossimi mesi quando, nel padiglione di Banca Intesa-San Paolo riadattato con desk condivisi, aprirà il Mind Village. È qui, non lontano da dove è sorta una specie di foresta con tutti gli alberi spostati dai luoghi dei cantieri e parcheggiati in grandi vasi per poi essere ripiantati, che Lendlease darà vita a un avamposto delle 90 aziende (da Enel X a E.On, da Abb per la robotica a Novartis e Bracco per la farmaceutica fino a Esselunga che sperimenterà nuove modalità di fare la spesa) che hanno siglato un’intesa per progetti di innovazione su due filoni principali: smart city e scienze della vita. Poi, dal prossimo anno, aspettando la costruzione degli edifici, verranno riutilizzate anche le ex palazzine di Eataly o il cluster della frutta. Un modello ibrido tra start up, imprese, chi ha prenotato uno spazio, chi invierà team, chi fornirà servizi. Il laboratorio del futuro è aperto. E adesso si sta attrezzando anche per creare la prima città immaginata sin dall’origine per il post Covid.
social experiment by Livio Acerbo #greengroundit #repubblicait https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/08/02/news/mind_il_futuro_in_costruzione_nell_area_expo_cosi_sta_nascendo_la_citta_post-covid-263519336/?rss