Scuola, minestre vietate e muri separatori: a Milano scatta la rivoluzione delle mense

Nessuna mensa scolastica sarà uguale all’altra, ma tutti i bambini mangeranno lo stesso cibo, tanto in refettorio quanto al banco. È questa, in estrema sintesi, la ratio della riprogettazione del servizio di Milano Ristorazione, iniziata neanche un mese fa, quando durante una riunione fu comunicato a tutti i presidi degli istituti comprensivi milanesi l’indirizzo mail a cui inviare segnalazioni e richieste specifiche. “Per garantire la ripartenza – spiega il presidente Bernardo Notarangelo – non si poteva che immaginare un progetto calato nella specifica realtà di ogni istituto”. Così, raccolte le segnalazioni, 143 per il momento ma le mail continuano ad arrivare, sono partiti i sopralluoghi per verificare le condizioni e quindi le soluzioni adatte a ogni scuola. Ad oggi le ispezioni effettuate sono più di 80 e si andrà avanti per tutto agosto.

Il principio guida, sottolinea Notarangelo, “è privilegiare le esigenze della didattica, salvaguardando dove possibile i locali che permettono ai ragazzi di mangiare insieme”. Che, all’atto pratico, significa: se non ci sono alternative il refettorio può diventare un’aula o magari due, diviso a metà da un muro di cartongesso o da un pannello mobile. Anche se non mancano interventi opposti, come quello chiesto all’Istituto comprensivo Locatelli-Quasimodo, dove si ingrandisce la mensa inglobando parte del corridoio sempre con pannelli in cartongesso.

Nei casi (numerosi) in cui i refettori sono “sacrificati” il pasto sarà servito in aula. Le scuole in cui si mangia solo al banco per la verità sono poche, come quelle in cui si usa solo il refettorio in uno o due turni. “Le opzioni più diffuse sono l’aumento dei turni in mensa, fino a tre, o la soluzione mista con alcuni bambini in refettorio e altri in classe”, aggiunge Notarangelo, sottolineando però come i piccoli “mangeranno esattamente le stesse cose”, sempre servite al piatto. Per evitare disagi probabilmente dal menù invernale spariranno le minestre e l’unica differenza riguarderà l’acqua: “In classe useremo le bottigliette di plastica, non c’è alternativa, mentre in mensa resteranno le brocche con un addetto dedicato”. L’obiettivo è garantire anche il valore sociale del pranzo. “Dopo le difficoltà provocate della pandemia, vogliamo che i bambini riconquistino il loro diritto alla socialità – spiega l’assessore all’Educazione, Laura Galimberti -. Il momento del pasto è un’importante occasione per promuovere l’incontro e lo scambio, ma anche sane abitudini alimentari e per offrire a tutti un pasto vero”.

Servire il pranzo fuori dai refettori è un’operazione non semplice da predisporre. “Al banco si può mangiare nelle aule a piano terra, mentre ai piani superiori si sale solo in presenza di un montacarichi o di un ascensore grande”, spiega Notarangelo, per questo durante i sopralluoghi si “testano” gli impianti con il carrello che sarà usato per portare il cibo. Milano Ristorazione, poi, si occuperà anche di pulire i banchi prima e dopo il pasto, operazioni da compiere con i bambini fuori dall’aula. “Dovremo riorganizzare tutto il lavoro, dalla preparazione dei cibi al confezionamento fino al trasporto. I costi saranno più alti, anche se per il momento è difficile dire di quanto, e il personale dovrà essere implementato”, sottolinea Notarangelo, che per settembre prevede “un periodo necessario di adattamento, tanto per noi quanto per gli utenti, dai bambini alle famiglie”.
 
Intanto, dopo l’annuncio da parte del Comune dell’assunzione di 293 educatori, per portare in classe tutti i circa 30.000 bambini iscritti, tra nidi e materne, prosegue la mobilitazione per chiedere la proroga della graduatoria per le assunzioni a tempo indeterminato per i nidi, stilata nel 2016 e in scadenza a settembre. Alcuni dei 266 educatori della “lista” hanno lanciato una petizione online, che ha già oltre 1.900 firme, rivolta alla ministra della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, al premier Conte, al sindaco Sala e al governatore Fontana per chiedere la proroga. “Il rischio è che il Governo non tenga conto della professionalità e della formazione acquisita in questi anni – si legge nel testo -, di quanto economicamente investito dal Comune per formarci e degli sforzi e dei sacrifici che come lavoratori abbiamo fatto finora, anche contribuendo in questi giorni difficili a sperimentare nei centri estivi nuove procedure in vista della riapertura”. Nel frattempo il Comune per evitare di trovarsi in difficoltà qualora la proroga non dovesse arrivare ha pubblicato un bando di concorso per selezionare 6 educatori per i nidi da assumere a tempo indeterminato ed eventualmente stilare una graduatoria per le assunzioni a tempo determinato che dovessero essere necessarie.


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