Caos tamponi per il coronavirus per chi rientra dall’estero: Regione e ministero valutano ipotesi di test vicino agli aeroporti lombardi

Una giungla, tra cartelli con i numeri sbagliati, richieste che non si sa a chi inoltrare e attese per i tamponi che si prospettano sempre più lunghe. Dopo la decisione di Roma di rendere obbligatorio il tampone al rientro da Grecia, Spagna, Malta e Croazia, è caos tra i lombardi che in questi giorni stanno tornando dalle vacanze e, adesso, devono fare l’analisi. Almeno cinquemila persone ogni 24 ore in questi giorni, tra Malpensa, Orio al Serio e Linate. Un numero destinato ad aumentare così come la confusione attuale. Ed è per questo che la direzione generale del Welfare in Lombardia sta lavorando in contatto con il Ministero della Salute, la Sea che gestisce gli aeroporti milanesi a disposizione per riuscire a trovare gli spazi adatti, perché si arrivi ad allestire in prossimità degli scali di Linate e Malpensa delle postazioni, coinvolgendo anche strutture ospedaliere, per l’esecuzione dei tamponi per coloro che rientrano da Grecia, Spagna, Croazia e Malta. Postazioni che, da quanto si è saputo, si vorrebbe allestire il prima possibile, entro metà della prossima settimana.  Al momento, infatti, non ci sono controlli di questo tipo nei due aeroporti, mentre chi arriva ad Orio al Serio tra le possibilità ha quella di recarsi nel vicino ospedale di Seriate (Bergamo) dove i test vengono eseguiti senza prenotazioni.
 

“Sono tornato il 13 agosto pomeriggio da Mykonos, ho iniziato a presentare i sintomi quella sera stessa così come la mia fidanzata. E un mio amico che era in vacanza con me ha fatto prima un test antigenico privatamente In Liguria, risultato positivo: nonostante tutto questo, ancora qui non mi hanno fatto il tampone, è assurdo”, denuncia allora Francesco, consulente di 30 anni, appena tornato a Milano dalla Grecia insieme con un gruppo di amici. “Siamo partiti per la Grecia tra il 5 e il 7 agosto, provenienti da varie città italiane: Milano, ma anche Genova, Napoli, Roma – racconta Francesco, da tre giorni barricato in casa con la fidanzata Elena, per paura di poter infettare qualcuno andando in giro – Lì a Mykonos abbiamo alloggiato prima in una casa in affitto, dove abbiamo fatto il 7 sera una cena con una decina di persone per festeggiare il mio compleanno, e poi in un albergo. Non abbiamo frequentato discoteche, siamo stati in spiaggia, ristoranti, aperitivi”.

 

Il rientro è avvenuto, per il gruppo di amici, anche in questo caso a scaglioni, tra il 10 e il 13 agosto, “io ed Elena siamo atterrati a Malpensa giovedì 13 alle 15.40, mentre il mio amico ligure era rientrato al mattino in Liguria. E già stava cercando come fare il tampone visto che aveva iniziato ad accusare i primi sintomi. Noi invece stavamo abbastanza bene, io ero solo un po’ stanco dal giorno prima ma lo attribuivo al tanto sole preso in spiaggia. Siamo passati dai termoscanner dell’aeroporto e nessuno ci ha fermato. A casa, dopo un’ora, ho però iniziato a sentirmi febbricitante e con il mal di testa, 37.8. A quel punto è iniziata l’odissea”.
 

Ossia, telefonate prima al 116 117 – il numero messo a disposizione dalla Regione Lombardia per segnalare il proprio rientro dai quattro Paesi individuati dal ministero, “ho provato diverse volte ma non sono mai riuscito a prendere la linea” – poi all’800854949, il numero verde che Palazzo Lombardia ha varato nei mesi scorsi per l’epidemia Covid. “Mi hanno detto di contattare la mia Ats, di compilare il modulo online, di mandare una mail all’indirizzo dpi19@ats-milano.it. Tutte cose che ho fatto tra il 13 e il 14 agosto, senza però avere un appuntamento per fare il tampone, nonostante avessi segnalato sia che il mio amico ligure era risultato positivo al test fatto privatamente, sia che altre due persone che abbiamo frequentato mentre eravamo in Grecia sono poi risultate positive al Sars-Cov-2. Mi è stato scritto via mail di contattare il medico di base, per farmi segnalarmi come caso sospetto. Ma ovviamente il medico di base, il 14 agosto, è in ferie”.
 

“Alla fine, l’ultimo contatto con l’Ats milanese è stato nel tardo pomeriggio del 14 agosto – aggiunge Francesco – In pratica, dato che il mio amico ha fatto un tampone antigenico e non molecolare in un laboratorio privato, a domicilio, è venuto fuori che nè la Lombardia nè la Liguria ne riconoscono la validità. Quindi nè io nè la mia fidanzata siamo stati considerati contatti diretti di un positivo. Alla fine ci è stato detto che saremo ricontattati tra lunedì e martedì, e che ci faranno il tampone. Il mio amico ligure, invece, in Liguria ha fatto il tampone molecolare e ora è ufficialmente positivo. Io sono basito da tutta questa situazione”.
 
In Lombardia, in base a quanto disposto dalla Regione il 14 agosto, per chi rientra da Grecia, Spagna, Malta e Grecia non è obbligatorio l’isolamento, nell’attesa di fare il tampone: è raccomandata prudenza e utilizzo costante della mascherina, ma non si è obbligati alla quarantena. Una scelta dettata dal fatto “che la situazione dei contagi in Lombardia è tutt’ora sotto controllo e in considerazione dell’imminente inizio delle attività lavorative per chi rientra dalle vacanze”, hanno spiegato l’assessore al Welfare Giulio Gallera e il governatore Attilio Fontana. “Io avrei dovuto andare in visita in Puglia dai miei genitori questa settimana, la mia fidanzata dai suoi a Pesaro: abbiamo annullato tutto solo per responsabilità individuale e senso civico – dice allora Francesco – L’ordinanza prevede che se io in Grecia avessi fatto un tampone entro 72 ore dal rientro in Italia, qui poi non avrei dovuto fare niente se non presentare il certificato. Ammetto che però a Mykonos non ci ho pensato nemmeno un secondo a fare il test, perché tra quella greca e quella lombarda ritenevo più affidabile la sanità lombarda. E invece”. 
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