Coronavirus, a Malpensa 1.085 tamponi su 4mila arrivi a rischio. Le proteste degli esclusi

Nel giorno di debutto in 1.085 sono passati per gli stand allestiti dalle autorità sanitarie locali con il gestore dello scalo Sea e l’Usmaf (Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera). Il corteo era composto in larghissima parte da stranieri e lombardi a cui il Pirellone ha scelto di dare la precedenza, assieme ai cittadini che rimangono per più giorni entro i confini regionali. Tutte persone «che è difficile intercettare in altro modo» secondo il direttore generale Welfare Marco Trivelli. «Non voglio credere che siano state date disposizioni simili — replica l’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato —. I test fatti finora negli aeroporti di Roma riguardano per il 53% cittadini di altre regioni o Paesi». Gli scali lombardi scontano inoltre il «ritardo» di qualche giorno nell’avvio del servizio rispetto a quelli laziali. «Onore al merito a Fiumicino — replica Trivelli —, ma vorrei sapere se il Lazio ha organizzato l’80% degli accessi sul territorio, dove siamo completi su tutte le province e che costituiscono il canale principale per i controlli. Per me il problema sono le persone che non si segnalano. Invito i cittadini a farlo». L’obiettivo è fare lo screening al 100% dei rientranti, visto che «al momento sono la principale fonte di rischio: dai primi risultati il quattro per cento è positivo, contro l’uno dei pazienti testati sul territorio».

Ieri a Malpensa più di un passeggero ha scoperto di non essere «tra le priorità» solo dopo essersi messo in fila. La 24enne bolognese di ritorno da Rodi col fidanzato Samuel sbotta: «Ci siamo registrati nel portale senza problemi. Ora ci dicono che non possiamo fare il tampone. Tocca tornare a casa e aspettare per l’appuntamento. E se nel frattempo contagiamo amici e familiari?». Rimandati ai servizi di competenza territoriale anche alcuni piemontesi. Gaetano e Belen Brunetti, del Torinese, pur con la prenotazione nella propria Asl sarebbero stati «molto contenti di poter fare il test in aeroporto».

Già da oggi però i malumori sono destinati a placarsi. L’assessore lombardo alla Sanità Giulio Gallera in una nota di ieri sera spiega: «Gli spazi che, in un primo momento, erano stati individuati a Malpensa da Sea e Usmaf avrebbero consentito l’attivazione di tre postazioni con la possibilità di eseguire 500 tamponi. Avevamo quindi stabilito alcune priorità che, nell’ordine, avrebbero privilegiato i turisti stranieri e i lombardi». L’ampliamento dei gazebo, con l’allestimento da oggi di altre postazioni all’esterno, permetterà di allargare le maglie. «Saranno testati i turisti stranieri, poi i cittadini italiani, sia lombardi sia residenti in altre Regioni». Oggi inizieranno i controlli anche a Linate e, solo per chi ha già fissato un appuntamento, a Orio al Serio. Da domani invece sarà possibile per i passeggeri in arrivo allo scalo bergamasco sottoporsi al test senza scendere dall’auto, alla Fiera di Bergamo. Sarà comunque necessario prenotarsi.

I test allo sbarco mirano anche ad alleggerire il carico di lavoro dei servizi sanitari di Milano, che si stanno potenziando. La grande quantità di richieste iniziale ha creato «criticità», dice Trivelli, e lunghe attese. Più di un milanese infatti ieri ha scelto la «scorciatoia» a Malpensa. Tra loro Giovanni Piva, 34 anni, con la fidanzata Costanza: «Un’ora e mezzo di coda ma ce l’abbiamo fatta. Credo abbia senso fare il tampone, è a nostra tutela».

20 agosto 2020 | 22:26

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