Coronavirus in Lombardia, resa dei conti sui trasporti: “Senza deroghe sulle distanze i pendolari resteranno a terra”

L’allarme è bipartisan. La preoccupazione è condivisa. Così come l’appello che, in vista del vertice decisivo con il governo in agenda per oggi, Regione e Comune lanciano per alleggerire le attuali regole sul distanziamento a bordo di treni, bus e metrò confermate dal Comitato tecnico e scientifico. Perché, dice Claudia Terzi, “se a maggio, quando abbiamo iniziato a porre il problema, la nostra poteva essere considerata una provocazione, adesso che mancano poco più di due settimane alla riapertura delle scuole purtroppo è una realtà”. Il timore? “A settembre si rischia il caos. A queste condizioni non saremo in grado di garantire il trasporto pubblico. E anche per le scuole, paradossalmente non dovremo neppure porci le questione di avere classi troppo piene perché non tutti i ragazzi potranno raggiungerle”.

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Ecco perché, anche l’assessore alla Mobilità Marco Granelli spera in una soluzione che possa “conciliare l’esigenza della salute con quella di trasportare le persone in maniera adeguata. Non chiediamo un liberi tutti, anzi. Oggi le capienze sono di fatto dimezzate, ma dobbiamo cercare di arrivare almeno all’80 per cento”. Oppure? “Oppure il sistema non regge. Provate a immaginare 700 mila persone, la metà di chi usa il metrò, che si mettano alla guida di un’auto. Vorrebbe dire raddoppiare i veicoli che già oggi entrano a Milano. No, non è possibile”. Il Comitato tecnico e scientifico è stato chiaro: nessuna possibilità di deroga al metro di distanza, anche con l’obbligo della mascherina. Adesso, la parola passa alla politica.

 

E quella di oggi, quando le Regioni e si confronteranno con il governo sul capitolo mobilità (decisivo per la riapertura delle scuole il 14 settembre), sarà l’ultima chiamata. “Siamo già in ritardo”, dice Terzi. La Lombardia, come altre Regioni, ha emanato un’ordinanza per permettere di occupare il cento per cento dei posti a sedere e il 50 per cento di quelli in piedi. Una “legge” mai revocata, nonostante l’ordinanza di segno opposto del ministro della Salute Roberto Speranza, in attesa proprio di un confronto tra tutti i territori e l’esecutivo. Milano e Atm hanno scelto la linea della prudenza: gli adesivi di divieto sui sedili sono stati mantenuti. Anche perché, in un agosto senza turisti, tra ferie e smart working, i numeri lo permettevano.

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La preoccupazione era ed è per la ripresa. Quando, spiega l’assessora regionale, “agli studenti e agli universitari si aggiungerà chi rientra in ufficio. Non torneremo agli 830 mila passeggeri quotidiani di Trenord, ma anche se ci fermassimo a 600 mila, con le capienze dimezzate a 400 mila chi stabilisce chi ha diritto a salire? E chi controlla? Sarebbe impossibile da gestire”. L’alternativa, ovvero raddoppiare le corse, sarebbe altrettanto inimmaginabile: “Anche avendo le risorse, chi assume in 15 giorni nuovi conducenti e dove troveremmo bus e treni in più?”. La richiesta: “Tutte le Regioni sono compatte: serve una revisione del distanziamento di un metro per garantire un servizio minimo accettabile e un sostegno economico alle aziende che avranno costi aggiuntivi”.
 
Paralizzare le città nel traffico con danni anche per l’ambiente o lasciare studenti e lavoratori a piedi: sono questi gli scenari da evitare. Anche Granelli ha fatto i suoi calcoli: “In questo momento, i mezzi possono viaggiare al 60 per cento della loro possibilità. Solo in teoria, però: su alcuni, dove molti stanno in piedi, si arriva a malapena al 50”. Finora la situazione era sostenibile. “Ma già a luglio eravamo arrivati al 45 per cento dei passeggeri dello stesso periodo di un anno fa. Solo con gli studenti delle superiori, che valgono un 15 per cento, arriveremmo a saturare la disponibilità. Se poi aggiungiamo gli universitari e chi tornerà negli uffici, superiamo in un attimo il limite”. Da qui, la posizione del Comune: “Non vogliamo e possiamo abbassare la guardia sul contagio. Ma, con la mascherina, gli igienizzanti che abbiamo chiesto ad Atm di mettere, dandosi le spalle e con la tecnologia che sui nuovi bus garantisce il ricambio d’aria, si può arrivare all’80 per cento”. Anche se, per riuscire a reggere l’urto, “dovremo anche continuare a puntare sulle biciclette e differenziare al massimo gli orari in modo da spalmare l’ora di punta dalle 7 alle 10”.


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